F1 | Silverstone: il Focus sul Gran Premio di Gran Bretagna

A gomme fredde

“Abbiamo rotto la magia in casa loro!” Queste le parole di Sebastian Vettel dopo aver tagliato per primo il traguardo del Gran Premio di Gran Bretagna. A due passi da Brackley (sede Mercedes) il ferrarista porta a casa un’altra vittoria, relegando il padrone del parco giochi Hamilton in seconda posizione, seguito a sua volta da Raikkonen a da un Bottas appannato sul finale. Si chiude così il trittico con Seb e la Ferrari che allungano nelle classifiche iridate.

Partenza shock! Sono le prime 3 curve della corsa a delineare lo scenario domenicale: Lewis Hamilton stecca clamorosamente la partenza dalla pole position, dando facile possibilità di sorpasso alla compagnia. Ne approfitta ovviamente subito Vettel per portarsi al comando, e Bottas per soffiare anche la seconda posizione. Situazione diversa invece per Raikkonen: il finlandese parte benissimo, ma non trova pertugi per tentare l’affondo. Decide quindi di affiancare Hamilton all’esterno di curva 2, per poi passare all’interno di curva 3. L’idea è buona, ma Hamilton frena tardissimo e induce Iceman a bloccare l’anteriore destra e arrivare lungo. Il contatto è inevitabile: LH44 va in testacoda, ritrovandosi costretto a una rimonta furiosa dal fondo. Per Kimi invece, una “simpatica” penalità di 10 secondi da scontare durante la sosta ai box.

Tutto liscio fino al pit: la prima parte di gara passa dunque cosi, con Vettel che prende margine su Bottas, Raikkonen che in attesa di scontare la penalità tenta invano di passare Verstappen, e Hamilton che dal fondo sta tornando su come un pazzo. Il primo a fermarsi è Kimi, seguito da Vettel che mantiene senza problemi la posizione su Bottas. Poco dopo tocca a Hamilton, il quale, insieme al compagno, dimostra da subito che la mescola medium si adatta più alla Mercedes che alla Ferrari.

Gomme in calo e safety car: poco dopo metà gara, le Mercedes sono in grande spolvero: Bottas rimonta su Seb e Hamilton diventa sempre più minaccioso alle spalle di Raikkonen. Per Ferrari sembra ci sia qualche problema con la gestione dello pneumatico medium e si palesa l’eventualità che per Maranello possa servire un ulteriore pit. A rompere gli indugi (e anche la macchina) ci pensa però Marcus Ericsson, che spiaccica la sua Sauber a muro, causando l’intervento della Safety car. Ad approfittare della presenza della vettura di sicurezza in pista è proprio il muretto di Arrivabene, che richiama subito entrambi i piloti al box per un ulteriore cambio gomme (stessa tattica usata anche da Verstappen). Nessun pit invece per le frecce d’argento, ancora una volta alle prese con una gestione di gara forse non prontissima. Alla ripartenza infatti le due Ferrari ne hanno subito di più, e Valtteri Bottas (in quel momento al comando della corsa dopo il secondo pit di Seb) non potrà far nulla per resistere agli attacchi di Vettel, autore di una manovra in extremis che lascerà impietrito il finlandese col testone. Definitivamente in bambola proprio quest’ultimo sul finale, che durante i giri di chiusura si vedrà sopravanzare anche da Hamilton e Raikkonen.

Applausi! potranno anche accusarci di essere di parte visto che lo stiamo ripetendo da più settimane, ma se una cosa va detta, va detta: lo vogliamo fare un applauso a Charles Leclerc? Ragazzi, questo ragazzo ha piazzato ancora una volta una Sauber nei primi 10 in qualifica e se non ci fosse stato il problema in gara dopo il pit sarebbe probabilmente arrivato di nuovo a punti. Possiamo ricordarvi che fino all’anno scorso la vettura svizzera faceva fatica a scrollarsi via dalle ultime posizioni? E possiamo far notare che Ericsson (stessa auto ma più esperienza) ad ogni weekend sta rimediando distacchi imbarazzanti dal monegasco debuttante? Ricordate che parliamo di un pilota Ferrari, e anche se è vero che Raikkonen sta guidando bene, non veniteci a raccontare che Leclerc non meriterebbe subito quel sedile. Dai su, siamo onesti…

E Fernando? Stesso discorso più o meno per il solito enorme Alonso. Lo spagnolo di Oviedo nelle qualifiche di sabato ha rifilato al compagno di casacca Vandoorne qualcosa come nove decimi di distacco, che in uno sport come la F1 significa correre in due categorie differenti. E Vandoorne non è esattamente il più lento della compagnia: ricordiamo che il belga qualche anno fa ha devastato la GP2 (ora F2) contro avversari imponenti e che era indicato come un astro nascente dell’automobilismo mondiale. Questo dovrebbe bastare per dare ancora di più la misura di che razza di “animale” sia Fernando Alonso, un pilota che ormai non vince da secoli ma che pare aver mantenuto intatto lo smalto del campionissimo. Ci auguriamo che dopo il cambio al vertice del team di Woking, qualcosa possa migliorare anche per lui. Se lo merita…

Hamilton, Wolff, Allison e tutti gli altri: occasione persa per stare zitti! Si, è vero, libertà di parola a tutti e ognuno può dire quello che vuole. Ma le dichiarazione del post gara dei vertici Mercedes (Hamilton in primis) sono a dir poco vergognose. La “cricca”, infatti, avrebbe insinuato che Raikkonen sia andato deliberatamente a sbattere sulla Mercedes numero 44 per avvantaggiare Sebastian e che tutto questo sia il frutto di una strategia “furbastra” da parte del muretto rosso. Per ora la cosa pare essere finita qui (nonostante il disappunto espresso giustamente da Arrivabene), ma certe “sparate” sono assolutamente di cattivo gusto e certo non giovano all’immagine della stella a tre punte. Prima di parlare si prega di pensare, e se l’adrenalina è alta forse sarebbe più elegante rimanere zitti aspettando momenti più lucidi e propizi.

Daniel Limardi

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