F1 | Montecarlo, una gara tra lusso e noia

A gomme fredde

Si scrive GP di Monaco e si legge "gara più noiosa della stagione, budello anacronistico in cui la Formula 1 non dovrebbe più correre": tutti gli anni è sempre la stessa storia (ed effettivamente il tracciato monegasco è un apostrofo rosa di illogicità nel contesto della Formula 1 moderna), ma quella serie di curve (che può consegnare un pilota alla leggenda) incorniciata da gente che conta, ostentazione sfrenata e lusso in tutte le sue sfumature fanno sì che la gara trovi sempre un posto in calendario e nelle chiacchiere generiche.

Se chiudiamo gli occhi e proviamo a pensare intensamente al GP di Montecarlo, l'immagine più vivida che ci viene in mente sono le immancabili ragazze più o meno svestite che guardano annoiate la gara da bordo piscina sulla terrazza sopra la Chicane del Porto. Attenzione, perché qui non stiamo parlando di estetica femminile, donne-oggetto o grid girls (chissà se il club automobilistico di Montecarlo terrà fede alla promessa di impiegarle anche quest'anno o se la voce circolata qualche tempo fa era solo una fake-news...), ma del concetto di noia di fronte allo spettacolo rombante di vetture da quasi ottocento cavalli che devono districarsi in uno spazio strettissimo.

Per capirci meglio, permettetemi di aprire un piccolo flashback personale: anni fa ho avuto la fortuna di essere ospitato nel Paddock Club a Monza il giorno del Gran Premio e, pur essendo letteralmente sopra la corsia dei box, la maggior parte degli ospiti della struttura se ne stava seduta ai tavoli a parlare fittamente, infischiandosene in maniera plateale di quello che succedeva in pista. Detto in altre parole, il gran premio del Principato è la quintessenza della gara dove non conta essere lì per vivere l'azione in pista, ma conta essere lì per esserci e fare pubbliche relazioni.

Non deve stupire dunque la massiccia presenza di "Direttori Clamorosi, ereditieri, cardinali e figli di tutti questi potenti" (per dirla alla Fantozzi), di stelle e stelline dello spettacolo, gente famosa senza un preciso motivo e di tutto il codazzo che ruota attorno al mondo del jet-set. Probabilmente non hanno la più pallida idea di cosa sia una mescola più morbida, ma tra un party e l'altro su yacht talmente enormi che quasi non possono attraccare in porto, tra un giro in Bentley e uno in Rolls-Royce sono lì per farsi notare e, in ultima analisi, per fare affari, mentre i piloti cercano di lavorare di fino sulle vetture per portare a casa una gara, guidando su un tracciato per cui gli appassionati da casa farebbero carte false pur di poter provare.

In fondo Montecarlo rimane ancora il posto migliore dove fare girare capitali e, non a caso, le trattative per la maggior parte dei cambi di casacca tra piloti e tecnici si decidono o incominciano proprio qui: sarà la posizione in calendario, il fatto che il Principato è un gran bel posto per fare affari o la promiscuità coatta dovuta agli spazi stretti, la tappa monegasca è sempre un punto cardine nelle decisioni che riguardano il futuro.

Dove finire il nostro viaggio dentro la tappa più iconica tra i gran premi in calendario? Da due osservazioni: la prima è la famosa intervista firmata Nelson Piquet, nella quale afferma che "in tutta onestà odio Montecarlo, è come girare in bici nel salotto di casa"; la seconda è di Somerset Maugham che, circa un secolo fa, disse "Montecarlo è un luogo soleggiato per gente che vive nell'ombra".

Luca Colombo

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