F1 | Barcellona: il Focus sul Gran Premio

A gomme fredde

Conclusa la prima tappa "europea" della stagione, è tempo per noi di tirare le consuete somme post-gara: vince Hamilton davanti a Bottas, in un weekend dove le frecce d’argento hanno dominato in lungo e in largo. Dietro di loro la Red Bull di Max Verstappen, che precede un Seb Vettel finito dietro a causa di un’inspiegabile strategia del muretto di Maranello. Ma andiamo con ordine, per esaminare i punti salienti del GP Spagna, quinto appuntamento del Mondiale 2018 di Formula 1.

Partenza col botto: allo spegnersi dei semafori è Vettel a dimostrarsi subito aggressivo. Il tedesco non ha forse esattamente uno spunto fulmineo rispetto al duo argentato davanti, però grazie alla doppia scia offerta dalle frecce d’argento riesce a sopravanzare Bottas alla staccata di curva 1. Dietro di loro tutto abbastanza regolare, almeno fin quando Groesjan non arriva in curva 3: il francese perde da solo il controllo della propria monoposto, finendo in testacoda e andando a fermarsi di traverso proprio nel bel mezzo della carreggiata, dove ovviamente 20 piloti stanno transitando tutti compatti. Per di più, il pilota Haas tiene giù il piede nel tentativo di raddrizzarsi subito, provocando una nuvola di fumo bianco che rende praticamente “cieca” ogni eventuale manovra di schivata da parte dei colleghi. Sono attimi di paura: la vettura italo-americana sparisce nella “nebbia”, e gli altri piloti non vedendo più nulla non possono fare niente per evitare l’impatto. Sarà un caos, dove a rimetterci saranno diversi piloti che si ritireranno dopo aver riportato danni meccanici, ma fidatevi che per come si era messa...va assolutamente bene così. Caro Romain così non va, e a pensarla così è anche la Federazione che difatti dopo la gara sentenzia al francese una penalità in griglia da scontare nel prossimo GP, più una decurtazione di 2 punti sulla patente.

Gara distrutta da…Hamilton: con il rientro ai box della safety car provocata dal casino di Groesjan, la gara entra in modalità “due balle cosi”. LH44 infatti attiva da subito la sua personale mappatura “hammer”, e impone un ritmo particolarmente debilitante per tutti gli altri: i suoi tempi sul giro sono quasi improponibili per la concorrenza, e il distacco aumenta vertiginosamente giro dopo giro. A neanche metà gara appare subito evidente che la vittoria non è in discussione, e dunque la battaglia si sposta tutta per il secondo posto, dove Vettel deve difendersi dal recupero di Valtteri Bottas, il quale si dimostra più veloce del ferrarista non riuscendo però a sopravanzarlo nemmeno in occasione della sosta ai box.

Rottura per Kimi! Mentre la situazione in pista non è già di per sé rosea per Maranello, a completare la domenica negativa ci pensa l’incolpevole Raikkonen: poco prima della sosta, il finlandese accusa improvvisamente un problema, e si ritrova costretto al ritiro dopo aver percorso un giro a rilento. Non si è ancora ben capito quale sia stato esattamente il guasto meccanico, ma le facce del box rosso a fine gara erano visibilmente preoccupate, specie considerando che già nella giornata di venerdi Iceman era stato costretto a sostituire la sua power unit, andando a punzonare l’unità numero 2 delle 3 prevista per “l’intera stagione”. E questa non è esattamente una buona notizia...

Virtual safety car: dopo il ritiro di Kimi, a tre quarti di gara nulla è cambiato. Hamilton ha circa “2 mesi” di vantaggio su tutti, mentre Vettel cerca di tenere a distanza un Valtteri Bottas sempre più vicino, con dietro le due Red Bull che mostrano a tratti un ritmo da leader. In questo frangente, a rompere la calma apparente ci pensa Esteban Ocon, costretto a parcheggiare la propria vettura per prati a causa di un guasto meccanico. Il “parcheggio” non avviene esattamente in un punto felice, e la direzione gara decide di attivare il regime di virtual safety car. E’ proprio in questo momento che in Ferrari si prende una decisione che (almeno col senno di poi) appare abbastanza incomprensibile: decidono infatti di richiamare Vettel al cambio gomme, nonostante tutte le altre vetture avessero ampiamente dimostrato che la gara si sarebbe potuta benissimo concludere senza ulteriori fermate. Per di più, a Maranello hanno a disposizione soltanto un altro set di Medium, che è praticamente la stessa gomma che già Seb “indossa” (anche se più fresca). L’infelice pensata costringerà il tedesco a tornare in pista in quarta posizione, perdendo dunque non solo il secondo posto su Bottas, ma anche il terzo gradino del podio a vantaggio di un Max Verstappen che risulterà impossibile da superare fino alla bandiera a scacchi. Sinceramente, guardando com’è andata a finire, si fa fatica a capire quali potessero essere le speranze della Ferrari con quell’ulteriore pit stop, ma i dati dicono che anche a Barcellona c’è la sensazione di aver buttato all’aria altri punti preziosi per il Mondiale. Ok che la macchina è forse la più forte del lotto (evidentemente però non sulla pista spagnola), ma forse si stanno sprecando un po' troppe occasioni. Occhio!

Applausi: per concludere, da segnalare la gara da applausi di Sainz (a punti per la seconda volta consecutiva), di Alonso che anche oggi ha dato spettacolo (vedi il sorpasso all’esterno di curva 3 su Ocon), e del giovane Leclerc, che ancora una volta mette in cascina qualche punticino per la Sauber dando una vita di distacco al più esperto compagno di colori. Bravi.

Appuntamento tra due settimane, dove l’anomala gara fra le stradine del Principato di Monaco potrebbe completamente stravolgere la classifica iridata. State con noi…

 

Daniel Limardi

 

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