F1 | Le indicazioni emerse in questo primo scorcio di stagione

A gomme fredde

Alla luce dei risultati emersi nei primi quattro Gran Premi della stagione di Formula Uno, proviamo a ripercorrere alcuni dei temi che avevamo sollevato in avvio di campionato, quando i test di Barcellona sembravano aver dato chiare indicazioni sul mondiale che ci aspettava. Lo facciamo in vista del ritorno in terra catalana per il quinto round del Mondiale che si disputerà domenica 13 maggio sul circuito del Montmelò e dove, notoriamente, quasi tutti i team porteranno il primo importante pacchetto di aggiornamenti.

FERRARI: 114 PUNTI. La squadra di Maranello è la vera rivelazione dell’anno e, contro ogni aspettativa, ha saputo capitalizzare al massimo le proprie qualità, colmando quel gap in qualifica che lo scorso anno era risultato il vero punto debole della Rossa. Tre pole position su quattro gare disputate, due vittorie di carattere da parte di Vettel e un incalzante Raikkonen sono la ricetta vincente di questa SF71-H. Ad essere sinceri, la classifica, però, è bugiarda ed il divario con le “Frecce d’Argento” potrebbe essere ben più ampio. In Cina, Sebastian Vettel ha concluso ottavo “grazie” all’entrata killer di Max Verstappen, mentre, a Baku, complice la Safety Car e l’unica vera sbavatura del tedesco sino ad ora, si sono persi almeno 15 punti che attesterebbero il pilota di Heppenheim saldamente in testa alla classifica. Nei costruttori, invece, la Ferrari ha lo stesso numero di punti dello scorso anno, con la differenza che Kimi Raikkonen ha raccolto ben 14 punti in più dello scorso anno, al netto dello zero del Bahrain, non imputabile al finlandese, che sembra davvero in grande forma. L’Europa, ma soprattutto il “circuito test” di Barcellona, ci diranno se questo mondiale sarà tirato come non lo era mai stato dall’inizio dell’era ibrida.

MERCEDES: 110 PUNTI. In chiaroscuro questo avvio di stagione della compagine teutonica. Se da un lato hanno deluso le aspettative di molti addetti ai lavori che la davano ampiamente favorita, dall’altro è vero che la fortuna non ha giocato a favore in almeno un paio di occasioni. Quello che può saltare all’occhio, però, è che a raccogliere meno di quanto meritasse, non è la stella Lewis Hamilton (apparso in difficoltà se si esclude la gara inaugurale), bensì Valtteri Bottas, che, al di là delle difficoltà tecniche della monoposto anglo-tedesca, ha mostrato maggiore costanza e solidità del più blasonato compagno di squadra. A detta del #44 e del #77 la vettura fatica a portare i pneumatici nella finestra ottimale di utilizzo, a scapito della performance sul giro secco. In gara i livelli di performance si livellano con i top team, ma la perdita della prima fila compromette irrimediabilmente i risultati. La rinuncia all’assetto “rake” cui si sono ispirate Ferrari e Red Bull, ha costretto il team tedesco a progettare una sospensione anteriore di difficile interpretazione, inoltre, pare che la riduzione dei consumi di olio imposta dalla FIA (0,6 kg/100Km), abbia evidenziato problemi di surriscaldamento della PU Mercedes, che si trova costretta a ridurre i picchi di potenza. Se aggiungiamo che la perdita netta del vantaggio, di cui godevano nelle scorse stagioni, ha messo sotto pressione anche il muretto, non stupisce che gli errori di valutazione appaiano più grandi di quelli che venivano commessi in passato. Detto questo, Lewis Hamilton ha un solo punto in meno dello scorso anno ed è in testa al Mondiale. Cercando di guardare entrambi i lati della medaglia, possiamo aspettarci ancora grandi cose dal team cannibale delle ultime stagioni, soprattutto se Lewis Hamilton ritroverà la confidenza che sembra aver perso dopo Melbourne e se gli aggiornamenti di Barcellona dovessero risolvere anche solo la metà dei piccoli problemi sin qui riscontrati.

RED BULL RACING: 55 PUNTI. Il team anglo-austriaco rimane la vera incognita del campionato, non tanto per le prestazioni della vettura che si è dimostrata all’altezza dei due team al comando della classifica costruttori, quanto per il rendimento dei suoi piloti e del motore Renault. Da inizio stagione, Max Verstappen e Daniel Ricciardo sono, rispettivamente, al terzultimo e penultimo posto per giri percorsi (156 e 154 giri). Se in Bahrain le responsabilità sono da attribuirsi totalmente ai motori andati in fumo dopo pochi giri, in Azerbaijan la politica del team di lasciare liberi i piloti di combattere in pista non ha pagato, proprio perché Max Verstappen continua a pensare che, piuttosto di essere superato non termina la gara, ne lui ne chi prova a superarlo (vedi Ricciardo a Baku, ndr). Se aggiungiamo le continue piccole sbavature del talentuoso olandese, è evidente che il team di Milton-Keynes non raccoglie e non raccoglierà quanto potenzialmente potrebbe, anche al netto del rendimento del più solido Daniel Ricciardo, che nulla può quando la vettura appare ancora troppo fragile per pensare di giocarsi il Mondiale. In attesa del sempre più probabile switch ai motori Honda, difficilmente Ricciardo sceglierà di restare in Red Bull, dove è evidente stravedono per l’imprevedibile compagno e dove non sembra avere garanzie di giocarsi almeno un mondiale ad armi pari con gli avversari.

MCLAREN: 36 PUNTI. A dispetto della posizione in classifica costruttori che li annovera tra i “primi degli altri”, il team di Woking delude le aspettative (sempre molto alte nelle dichiarazioni), con un progetto deficitario in molte aree e decisamente lontano dalle posizioni che contano. Questa volta non è solo colpa del motore, bensì di un'aerodinamica poco efficace, che genera moltissimo drag penalizzando le velocità di punta, senza per altro mostrare particolare efficacia in fase di percorrenza. Il tanto vituperato motore Honda, dunque, non era la sola spina nel fianco dello storico team. A Barcellona debutterà la cosiddetta versione B della vettura sin qui vista, con un Eric Boullier che cerca di gettare acqua sul fuoco:”Ci sarà una nuova direzione, ma non ci si può certo aspettare che balzeremo davanti a tutti. Perderemo terreno o forse ne guadagneremo un po’. Sta a noi fare sì che la nostra evoluzione sia all’altezza delle aspettative, e quindi sperare che gli altri non possano fare lo stesso”. Di fatto, il solo punto di forza della squadra inglese è un Fernando Alonso strepitoso in tutti gli appuntamenti sin qui disputati e che, a differenza del compagno di squadra, ha capitalizzato tutte le opportunità che questo avvio di stagione imprevedibile ha messo a disposizione dell’asturiano.

RENAULT: 35 PUNTI. Sono ampiamente nella finestra dei risultati che si sono prefissati. Al momento appaiono come la compagine più consistente dietro i top team. Rispetto allo scorso anno, la coppia Hulkenberg-Sainz ha totalizzato 29 punti in più del 2017, che sarebbero 33 in più se considerassimo le stesse quattro gare sin qui disputate (Australia, Bahrain, Cina e Azerbaigian). Davanti a loro solo la McLaren. Gli altri team, per varie ragioni, si stanno auto-eliminando, vuoi per errori dei piloti, vuoi per errori ai box, vuoi per la vettura non all’altezza e non sembrano impensierire seriamente il team Renault ufficiale, che con la giusta politica dei piccoli passi e del metodo di lavoro progressivo, stanno diventando più forti dei diretti rivali. Non sono sicuro riusciranno a salire sul podio, almeno per quest’anno, ma gare come quella di Baku, possono sempre venire fuori in un mondiale che fino a qui non si è mostrato avaro di colpi di scena.

FORCE INDIA: 16 PUNTI. Il team con sede a Silverstone non è più un’incognita nel lotto dei team di mezza classifica. Al contrario di Renault hanno invertito il trend dello scorso anno, raccogliendo pochissimo. Non fosse per i 15 punti raccolti da Sergio Perez, grazie al podio fortunato e fortunoso di Baku, si troverebbero a giocarsi l’ultima piazza con la Williams. Il motore Mercedes che quest’anno non sembra più fare la differenza ed una monoposto di poco differente da quella dello scorso anno, rendono dura la vita del team di Vijay Mallya. Raccogliere punti in campionato sarà sempre più difficile, se non ci saranno sviluppi considerevoli del progetto messo in pista nel 2018.

TORO ROSSO: 13 PUNTI. Il team satellite di Red Bull con la sua motorizzazione Honda, che tanto destava sospetti e timori, si trova, grosso modo, nella stessa condizione di Force India. Il quinto posto di Pierre Gasly in Bahrain ha dimostrato che il motore nipponico montato su un buon telaio può dare qualche soddisfazione. L’affidabilità non del tutto ritrovata, ma una competitività quasi al pari con i motori Renault, comincia a solleticare la casa madre Red Bull. I dubbi maggiori per Toro Rosso potrebbero derivare dalla coppia di piloti non del tutto azzeccata e in qualche modo sbilanciata. Se Pierre Gasly si sta dimostrando una buona scommessa, altrettanto non si può dire del compagno neozelandese, bi-campione del mondo WEC con Porsche (2015 e 2017). In un team, come quello di Faenza, dove il mondiale si gioca sugli ultimi punticini disponibili della classifica, contare su piloti inconsistenti potrebbe rivelarsi il vero tallone d’Achille del team junior di Red Bull.

HAAS: 11 PUNTI. Il team americano, con telaio e motore italiani, ha messo in pista una monoposto davvero interessante che ha alimentato le “invidie” di molti anglosassoni. Non potendo contare su un budget illimitato dovrebbe capitalizzare la competitività di inizio stagione, per poi giocare in difesa nella seconda parte di campionato. Purtroppo, i 18 punti gettati alle ortiche dal team a Melbourne, strategie di gara molto rischiose e (da ultimo) l’errore di Romain Grosjean quand’era sesto a Baku, non ci forniscono un quadro veritiero della potenzialità della Haas-Ferrari. Se il pilota francese crede davvero di avere una chance di guidare una “Rossa” nel 2019, sarà il caso che cominci a portare a casa punti (il pilota è ancora a zero in classifica), altrimenti finirà per essere ridimensionato anche da un coriaceo Kevin Magnussen, quest’anno davvero in palla.

ALFA ROMEO SAUBER: 10 PUNTI. Per la vettura di Hinwil, additata come l’ultima della classe, sia in termini di performance che di risorse, si prospettava un altro anno di sofferenza, alla rincorsa di team apparentemente inarrivabili. L’operazione messa in atto da Sergio Marchionne, appariva più come una questione di marketing che come rinascita di un marchio storico come quello Alfa Romeo. Invece, la vettura, grazie al potente motore Alfa Romeo (Ferrari in specifica 2018) e un telaio di tutto rispetto, ha saputo dare a Marcus Ericsson e Charles Leclerc un mezzo più che buono. In quattro gare hanno già raccolto il doppio dei punti dell’intera scorsa stagione e due piazzamenti in Top Ten, che non sono solo frutto del caso, bensì, dell’ottimo mix tra performance, strategie di gara e rendimento dei due piloti. Su quest’ultimo versante, ha stupito forse più la competitività di Marcus Ericsson che non il talento di Charles Leclerc, anche se, sulla distanza dell’intero campionato, è probabile che il gioiellino della Ferrari Driver Academy, avrà ragione del un compagno di squadra che, seppur esperto, resta comunque uno dei meno dotati del Circus.

WILLIAMS: 4 PUNTI.  Non possiamo che confermare i timori di inizio stagione: la squadra di Grove, non ha mostrato alcun punto di forza. Al netto del risultato di Baku (unico evento in cui il solo Lance Stroll ha portato a casa i quattro punti del team, ndr) l’auto appare poco stabile e sembra aver perso anche la velocità di punta che era l’unica freccia al suo arco. Uno dei problemi principali è stato individuato nella difficoltà di raffreddamento della PU Mercedes, che ha comportato l’apertura di sfoghi posteriori di dimensioni tali da penalizzare l’efficienza aerodinamica. Con due piloti di così basso profilo e con l’annuncio di separazione dal main sponsor Martini, le nubi all’orizzonte sono più scure che mai. A tale proposito, anche se i vertici Grove si sono detti del tutto contrari, l’idea di Lawrence Stroll di trasformare il team Williams in un junior team Mercedes, potrebbe essere una interessante via d’uscita.

Michele Bertolini

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