F1 | Perchè la RedBull potrebbe lottare per il Mondiale grazie alla Honda

A gomme fredde

L’affidabilità dei motori, da sempre, risulta una delle variabili fondamentali in un campionato lungo come quello di F1. Alla vigilia del terzo dei 21 GP della stagione, che si correrà in Cina a Shanghai nel prossimo weekend, aumentano le speculazioni sul passaggio di RedBull Racing dalla Renault alla Honda. È indubbio, infatti, che il matrimonio tra Milton Keynes e Viry-Chatillon si trascina ormai da anni senza più l’amore che l’aveva contraddistinto nell’era Vettel.

I tentavi falliti di trovare una motorizzazione alternativa alla casa francese a fine 2014, da parte della compagine inglese, hanno portato alla creazione del marchio Tag Heuer per i motori forniti da Renault alla RBR, giusto per rimarcare, ce ne fosse stato bisogno, la separazione in casa tra i due partner.

Sul versante Honda, invece, memori delle esternazioni degli addetti ai lavori, ma soprattutto di un Fernando Alonso sempre molto caustico nei confronti del costruttore giapponese, abbiamo voluto verificare quanto successo lo scorso anno in pista.

A fronte della ulteriore restrizione a 3 Power Unit (PU) per l’intera stagione 2018 (ogni PU dovrà durare circa 7 GP), ed all’incremento delle prestazioni, i due motoristi nel mirino delle critiche, non hanno di certo cominciato con il piede giusto. Ma, ripercorriamo i risultati dello scorso anno, ricordando che Honda era sulla bocca di tutti per la costanza con cui si ritirava dai circuiti di tutto il mondo. Dati alla mano, i piloti McLaren, nel 2017, hanno collezionato ben 15 ritiri. Se escludiamo il GP di Monaco, in cui la vettura di Fernando Alonso (impegnato alla 500 miglia di Indianapolis) era guidata da Jenson Button che si è ritirato per un incidente di gara, Stoffel Vandoorne ha collezionato sei ritiri, mentre il più blasonato compagno ne ha totalizzati ben otto. Sul versante Renault, che forniva i motori al team ufficiale, RBR e Toro Rosso, si contano, ben 38 ritiri, ripartiti come segue: 13 ritiri per Renault e RedBull (7 per Max Verstappen), 12 per Toro Rosso (8 per Carlos Sainz).

Risulta evidente che le due case fornitrici di motori, seppure Honda sia incappata in innumerevoli penalizzazioni per sostituzioni preventive di componenti meccaniche, abbiano avuto un rendimento del tutto simile in termini di affidabilità in gara. In una situazione di questo tipo, RedBull non ha davvero nulla da perdere nel lasciare l’attuale partner motoristico. Ed infatti, servendosi della Toro Rosso come cavia, hanno puntato su quest’anno per comprendere e apprezzare il lavoro dei nipponici. Il risultato di Pierre Gasly in Bahrain è la prima tessera del puzzle: se nei prossimi appuntamenti verranno confermati l’affidabilità e l’efficienza dei motori 2018, RedBull quasi certamente sceglierà di legarsi a Honda, almeno fino al nuovo cambio di regolamento previsto per il 2021.

Michele Bertolini

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