F1 | Saudade Felipe Massa

A gomme fredde

Con un muro bianco sullo sfondo e addosso una maglietta vissuta, Felipe Massa ha deciso di annunciare il suo ritiro dalla Formula 1 via Instagram, confermando di fatto quello che già si sapeva. Anche l'anno scorso aveva detto che avrebbe appeso il casco al chiodo, ma poi gli eventi lo hanno riportato al volante: il proverbio dice "Paganini non ripete" e questa volta la parola "basta" dovrebbe essere definitiva.

Il clima serio e secco del filmato è lontano anni luce da ciò che lo scavare nella memoria ci fa ricordare, cioè una delle prime interviste rilasciate dal brasiliano, ad Autosprint: Felipe faceva talmente il ganassa che sembrava di leggere una fanzine dedicata a uno dei tanti rocker che pensano di essere la reincarnazione di Elvis in Brianza. Del resto chiunque si gaserebbe se a vent'anni fosse giudicato abile e arruolabile per la Formula 1 dopo aver portato a casa molti successi nelle categorie propedeutiche. Guardando al passato in tutta onestà, nonostante Felipe sia stato pilota Ferrari (e si sa che vestire la tutina rossa fa sempre un certo...effetto su chi guarda la Formula 1 dal divano o da bordo pista), chi scrive non lo ha mai realmente tifato e parecchie domeniche è stato lasciato con la fronte tra le mani scuotendo la testa, come quando raccontano male una barzelletta che non fa ridere.

Correva l'anno 2006 ed era la prima domenica di Novembre: in quel frangente ci trovavamo al Ferrari Day sulle tribune del rettilineo principale a Monza, dietro lo striscione "Schumi Santo Subito"; ad un certo punto il microfono era passato a Felipe e lui se ne era venuto fuori farfugliando un'incitazione di cui ricordiamo "su ragazzi, festa, casino", detta con quella divertente parlata suo marchio di fabbrica. I tifosi sugli spalti l'avevano applaudito come si fa con i bambini che sganciano le battute satiriche agli spettacoli dell'oratorio, ma con gli anni avremmo compreso come le sue parole monzesi fossero una dichiarazione di intenti.

Infatti a volte ha dispensato la festa, come le tre vittorie a Istanbul (2006, 2007 e 2008), le due a Interlagos (2006, con quella tuta inguardabile, e 2008) o il supporto alla Scuderia nei Campionati 2006 (con Schumi) e nel complicatissimo 2007 (con Raikkonen): i giorni di grazia lo rendevano il pilota definitivo, capace di mettere in riga chiunque. Il peccato è che questi giorni siano stati statisticamente pochi e quindi spesso abbia regalato il casino: le cinque volte in testacoda a Silverstone nel 2008, con le camera-car ad inquadrare il verso sbagliato della pista e le lucine del volante impazzite come se fosse un albero di Natale, sono soltanto l'episodio più spettacolare (che francamente ci terremmo a dimenticare) di questo concetto.

Si deve notare che, nel donarci il caos, è stato ben supportato da una Ferrari risucchiata in un vortice dove pareva non avere più controllo su quanto succedeva dentro e fuori da Maranello. Sempre per chi scrive, la promozione a cavallo su cui puntare da metà campionato 2008 in poi rimane ancora oggi un mistero inspiegabile, tuttavia (anche se questo riapre delle ferite ancora aperte, con buona pace di chi ci vede ancora un complotto con Glock o un campionato deciso dall'errore di Singapore), sarebbe bastato non girarsi in Malesia quando era secondo in tranquillità dietro a Raikkonen e il risultato grosso in quel di Interlagos si sarebbe potuto portare a casa. Purtroppo è inutile piangere sul latte versato, ma c’è da essere tristi perché da quell'ultimo Gran Premio del 2008, sfortunatamente per lui, Felipe non ha più vinto.

Una scuola di pensiero dice che la carriera del brasiliano sia stata di fatto segnata dall'incidente in Ungheria nel 2009. Effettivamente a Budapest Massa rimedia una rintronata mica da ridere e solo la psiche di un pilota professionista può elaborare un tale strano caso di sfortuna mischiata a fortuna, e ritornare in pista sfiorando la vittoria: l'essere relegato nel ruolo di numero due nei confronti di Alonso, situazione che assumerà toni grotteschi di cui il famoso "Fernando is faster than you", è solo una timida sfumatura, sarà rovinoso e gli negherà la vittoria almeno in due casi nella stagione 2010. Nella logica perversa delle cose, il brasiliano è stato una pedina funzionale al corso (sballato) della Rossa di quegli anni, ma di sicuro è stato meno funzionale per il pilota e il professionista Felipe Massa.

L'ingresso in Williams nel 2014 e i piccoli miracoli della pole in Austria e del terzo posto nel Costruttori (per una scuderia che nel 2013 ha rimediato un penultimo posto in Campionato, ricordiamolo) contribuiscono a ridare un po' di smalto alla credibilità di Felipe. Sfortunatamente, la scuderia di Grove non è quella di Maranello, Brackley o Milton-Keynes, e il cul-de-sac tecnico in cui si troverà a partire dal 2015 (nonostante la motorizzazione Mercedes) la fa scivolare indietro nelle graduatorie, con un Massa che, complice anche l'anagrafe, sembra avere sempre meno mordente: infatti, nel 2016 e nel 2017, il comportamento della Williams è identico e sembra volergli dire "grazie di tutto, ma ora dobbiamo guardare da un'altra parte".

Ritornando alla postilla introduttiva: perché dedicare queste righe, ben sapendo che la mia coscienza mi proibirà di scrivere roba retorica, tipo che ci mancherà in pista (perché non è vero... siamo onesti, non ha segnato epoche e non ha sfiorato il leggendario)? Cattiveria gratuita? No. Ci dispiace che la sua carriera finisca qui in questa maniera poco gloriosa e un po’ acida, perché in fondo siamo davanti a una brava persona e un gran bel professionista del volante. Ci dispiace, perché sappiamo che con lui si ritira la nostra metà becera, quella che si accomoda sul divano la domenica pomeriggio e sentenzia "ah, ma se guidassi io al posto suo vincerei tutte le gare in retromarcia dando due giri a tutti", solo perché siamo invidiosi di chi, pur non essendo fuoriclasse, è arrivato a guidare dove noi non ci azzardiamo nemmeno a sognare. Muy obrigado Felipe, grazie del casino e della festa... e se ci capiterà di vederne in Formula E, saremo molto contenti. Perché la festa che viene fuori dal casino si apprezza ancora di più.

Luca Colombo

 

 

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