F1 | Meu amigo Interlagos...

A gomme fredde

Negli ultimi anni il Gran Premio del Brasile è diventato un appuntamento decisivo per l'assegnazione del Titolo Piloti e non potrebbe essere altrimenti, dato che dal 2004 la gara è stata spostata in fondo al calendario, diventando così uno degli atti conclusivi del campionato. Questa volta il Mondiale è già stato assegnato quindici giorni fa in Messico, dunque a San Paolo si correrà solo per la statistica, la gloria e la definizione delle posizioni dietro al primo.

Il Brasile vanta una presenza fissa in calendario dal 1973 e una gara non valida per il campionato, datata 1972 e vinta da Carlos Reutemann. A parte le edizioni a cavallo degli Anni Ottanta corse sul circuito di Jacarepaguà presso Rio De Janeiro, la maggior parte dei Gran Premi sono stati corsi sul tracciato di Interlagos a San Paolo: dapprima sulla configurazione lunga da quasi 8 km, mentre dal 1990 in poi sul tracciato ristrutturato, lungo circa 4.5 km, che alterna tratti nuovi con alcuni settori del disegno originale.

La natura del terreno sul quale sorge l'impianto caratterizza l'andamento del circuito con continui saliscendi e la sede stradale endemicamente sconnessa: negli anni delle auto ad effetto suolo gli assetti rigidi delle monoposto facevano sì che correre su questa superficie fosse un'esperienza piuttosto sgradevole, mentre oggi, in seguito ai tanti interventi di nuova posa dell’asfalto, il problema sembra essersi mitigato. In caso di pioggia (eventualità tutt'altro che rara...) la sede stradale diventa molto scivolosa e tanti piloti (tra i quali possiamo citare Prost, Schumacher, Alonso, Raikkonen e Massa) hanno avuto modo di rendersene conto.

Un giro ad Interlagos inizia con la 'S' do Senna, un'insidiosa doppia curva veloce che arriva dopo avere scollinato sul rettilineo principale: qui Schumi, nel giorno del suo primo ritiro dalla Formula 1, entra nella leggenda rimediando una foratura nelle fasi iniziali grazie a un contatto con Fisichella che lo costringerà ad una rimonta spettacolare, chiusa, sempre in questa esse, piazzando un sorpasso da urlo su Raikkonen nelle fasi conclusive della gara. Se invece vogliamo ricordare aneddoti meno edificanti, proprio all'uscita delle curve dedicate a Senna, nel 2002 Heidfeld centra la portiera della safety-car e... con tutta probabilità deve andare ai box per cambiare le mutande.

Si prosegue con un curvone a sinistra che immette sull'allungo della Reta Oposta, così da arrivare alla staccata che porta su due curve nuovamente sinistra, questa volta in discesa, presso la Descida do Lago: nel 1994 la staccata è teatro della carambola a quattro innescata dal debuttante Jos Verstappen e nel 2007 viene percorsa in folle da Lewis Hamilton che ha evidenti problemi con il cambio ed è impegnato nella lotta per il Titolo Piloti.

Altro breve allungo e si arriva al veloce curvone in appoggio della Ferradura (punto da valutare bene in condizioni di umido in pista), per poi entrare nella parte più lenta e guidata del tracciato costituita dal tornante largo del Pinnerinho e quindi il tornantino del Bico do Pato dove è ancora possibile vedere chiaramente le differenti interpretazioni e impostazioni di curva da parte dei piloti. Qui è fondamentale uscire con parecchia trazione per portare velocità nella successiva curva Mergulho e affrontare con abbrivio la salita che porta la curva Junçao.

La Junçao è una curva secca a sinistra in salita ed è uno dei punti chiave per fare il tempo in qualifica e impostare un attacco se in gara ci si trova in battaglia con qualcuno. Ci vuole poco per uscire troppo larghi oppure stare troppo abbottonati e trovarsi con poca velocità per lanciarsi nel tratto finale, dove conta il motore e saper scaricare bene la cavalleria sull'asfalto. Di questa curva apparentemente semplice, ricordiamo l’amaro testacoda e ritiro di Senna su Williams, impegnati in un'inaspettata rimonta nei confronti di Schumacher su Benetton.

Nel tratto finale bisogna tenere giù il piede ed accelerare in salita sulle curve dell'Arquibancadas, forse uno dei disegni di curva più eccitante dell'intero Mondiale, e transitare sul traguardo: qui la torcida assiepata sulle tribune è pronta ad acclamare o fischiare i piloti impegnati in pista. Per i piloti brasiliani vincere in casa è un sogno talmente proibito che anche il pilota prediletto e vincitore, Ayrton Senna, si lascia andare ad urla di gioia dopo aver vinto nel 1991 con il cambio bloccato in sesta. Se non sapete di cosa stiamo parlando, fate un salto su YouTube per cercare il filmato di Rete Globo, con tanto di musichetta tipo samba appena tagliato il traguardo... giusto per entrare nell'atmosfera brasiliana.

Infine, una curiosità: San Paolo è la città natale di Sid Mosca, probabilmente il disegnatore di caschi con le livree più iconiche di sempre (Senna, Schumacher e Hakkinen... tanto per dirne tre). Quest'anno ci sarà qualcuno che citerà l'indimenticabile combinazione giallo-blu-verde del casco di Ayrton come fece Barrichello per primo nel 1995? Noi crediamo di sì e puntiamo...su Hamilton.

Luca Colombo

 

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