F1 | Suzuka, il Focus sul Gran Premio

A gomme fredde

E’ finita. Il riferimento va ovviamente ai sogni iridati di Sebastian Vettel e della Ferrari. Sullo storico asfalto giapponese, per Maranello va in scena l’ennesimo disastro di questo finale di stagione, con Seb costretto al ritiro dopo appena 4 giri. Il tutto mentre là davanti Hamilton domina fino alla bandiera a scacchi seguito dalle due Red Bull. La classifica a questo punto dice +59 per l’inglese, e anche se la matematica non è ancora d’accordo, la ragione e la razionalità dicono che per quest’anno finisce qui.

Schieramento e partenza: i cattivi presagi per gli uomini in rosso iniziano già dal giro di schieramento, durante il quale Vettel segnala da subito una perdita di potenza. Giunto in griglia, le analisi del team evidenziano il malfunzionamento di una comunissima candela, con il motore che di conseguenza sta girando a 5 cilindri. Detto ciò, verrebbe da chiedersi perché il team italiano non abbia provveduto prontamente alla sostituzione del pezzo difettoso “prima” del via, soprattutto sapendo che non si tratta di un lavoro limitato da qualche regola e che quindi non si andrebbe incontro a nessuna penalità. Ma la risposta è presto data: ci vuole troppo tempo! Le Formula Uno di oggi sono molto complicate, e le candele fanno parte di un pacchetto che regola lo scoppio del carburante ad intervalli e modalità studiate per migliorare l’efficienza. Senza scendere in dettagli troppo tecnici, la sostituzione della stessa necessita di “almeno” 20 minuti, e il trio Binotto/Adami/Clear, consci di non avere abbastanza tempo, decidono di tentare un reset della Power Unit sperando nel miracolo. Altra soluzione non c’è. Seb quindi inizia cosi, ma già allo spegnersi dei semafori si nota subito che qualcosa non va: il tedesco ha uno spunto migliore rispetto a quello di Hamilton (che partiva in pole), ma ogni idea di sorpasso si volatilizza praticamente subito con la Ferrari che in trazione “annaspa” visibilmente per mancanza di potenza. Dopo la prima curva, Hamilton è primo e Vettel insiste ancora in seconda posizione, salvo poi dover cedere la piazza già durante i primi chilometri, guardando gli avversari che lo superano da tutte le parti con estrema facilità.

Giro 4, che disastro: dopo appena 4 tornate la Ferrari numero 5 ha perso già parecchie posizioni, nonostante una safety car uscita per un incidente di Carlos Sainz abbia un po' “rallentato” i sorpassi degli altri. Sono attimi di tensione per gli uomini in rosso e per i tifosi del Cavallino, ma purtroppo per loro il peggio deve ancora venire: poco prima della fine del giro infatti, arriva il lapidario messaggio radio da parte di Riccardo Adami: “Box Sebastian, box. Doppiamo fermare la macchina e ritirarci”. Le parole dell’ingegnere sono come una coltellata per tutto il team, con Seb costretto ad alzare bandiera bianca non solo per la gara ma verosimilmente anche per il titolo. E’ vero, facendo due calcoli ancora la rimonta sarebbe plausibile, ma se per una volta consideriamo la matematica come “un’opinione”, realisticamente ribaltare le sorti del mondiale è impossibile. 59 punti a “questo” Lewis Hamilton, in quattro gare non si possono recuperare.

La gara degli altri: come detto, alla fine la spunta Hamilton. La gara dell’inglese però, è stata tutt’altro che tranquilla a causa della Red Bull di Max Verstappen, che fino al traguardo ha dato addirittura l’impressione di poter tentare un attacco. Dietro di loro un solido Daniel Ricciardo a chiudere il podio, seguito a ruota da quel Valtteri Bottas che oramai è diventato a tutti gli effetti fedele scudiero di LH44 (vedi bloccaggio su Verstappen). Quinta piazza per Kimi Raikkonen, dopo una partenza dalla casella numero 10 causata da un penalty per sostituzione cambio. Applauso a parte anche per le Force India e le due Haas, autori di una prestazione di livello. Cartellino giallo invece per Fernando Alonso, che ancora una volta rispetta poco le bandiere blu e si trasforma in ostacolo per Max Verstappen in fase di doppiaggio (dopo esserlo stato per Vettel in Malesia). Ok che siamo in Giappone, e che dopo l’esperienza con Honda il pilota di Oviedo raderebbe al suolo l’intera terra del Sol Levante, ma così non va bene. Ammonimento giusto.

E adesso? E adesso niente. Come ripetuto sopra, la logica dice che il mondiale finisce qui. Dopo una stagione ai massimi livelli, le ultime tre gare hanno sbriciolato i sogni di gloria del cavallino rampante. L’annata comunque va assolutamente vista con tono positivo, specie considerando il punto da dove il sipario era calato l’anno scorso, ma ovviamente questo non basta per tirare su gli animi. La verità infatti, è che ci sia la sensazione di un mondiale buttato via per piccolezze. Errori di guida, carenze nel controllo qualità, disattenzioni. Una serie di eventi che hanno messo il punto su una stagione che fino a Monza era stata grandiosa, salvo poi trasformarsi in incubo a partire proprio dalla gara brianzola. Nelle ultime uscite i punti raccolti dalle rosse sono stati appena una manciata, mentre invece nessun appannamento è mai arrivato da parte di Mercedes. Ancora una volta a Stoccarda hanno dimostrato di essere più solidi della concorrenza, e nonostante qualche pista per loro più ostica rispetto alla Ferrari, in media la vettura argentata si è dimostrata leggermente superiore (seppur di poco) rispetto alla Rossa. Come se ciò non bastasse, oltre alla leggera superiorità tecnica il team di Brackley ha sempre portato in pista un “pacchetto squadra” perfetto: sempre i più veloci nei pit stop (Ferrari spesso ha toppato anche in questo), tendenza all’errore pari a zero nelle scelte strategiche, affidabilità impressionante di ogni singolo componente delle monoposto, e due piloti che non hanno fatto sconti praticamente mai. Ricordiamo infatti, che mentre da un lato il titolo piloti è stato messo in discussione fino a qualche gara fa, il titolo costruttori invece nella realtà non è mai sembrato veramente conquistabile da altri. Il distacco di punti complessivo della scuderia è sempre stato imbarazzante, segnale non solo di un’ottima vettura, ma anche di una grande costanza di rendimento dei piloti e del team in tutti i tracciati del mondiale. Spiace dirlo essendo italiani, ma anche per quest’anno, in Formula Uno, ha vinto il migliore. Sia a livello di team, e sia a livello di guida. Perché se è vero che in molti sostengono che non ci sia una superiorità di uno o dell’altro tra Hamilton e Vettel, è anche vero che qualche errorino in stagione Sebastian l’ha fatto (vedi contatto Azerbaijan, partenza Singapore, ecc), Hamilton no…

Appuntamento ora in Texas fra due settimane, dove Ferrari cercherà sicuramente di ben figurare per chiudere il mondiale in bellezza, e dove Hamilton avrà già il primo match point per mettere a tacere anche la matematica.

  

Daniel Limardi

 

 

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