F1 | Frammenti di storia da Silverstone e dintorni

A gomme fredde

Luglio porta il caldo, l'estate e la Formula 1 in Inghilterra, anche se non è detto che i primi due elementi convivano contemporaneamente oltre Manica. “Che ne sai tu di un viaggio in Inghilterra?" Quasi niente, però se si tratta di un viaggio estivo, un dettaglio lo conosciamo: nell'inclemente ed instabile estate inglese, in una giornata si possono alternare tutte le condizioni meteo possibili, con una predilezione particolare per la pioggia.

 

Il rischio di pioggia torrenziale a Silverstone di sicuro non raffredderà l'entusiasmo per le corse della tifoseria inglese, pronta (almeno nei giorni che furono) a sorbire ore di coda nei dintorni del circuito, dovute ai cronici problemi di viabilità, parcheggiare nel fango e tirare fuori la cerata quando incomincia la sciacquata per magari vedere due o tre vetture che fanno un paio di tornate durante le prove libere, dato che ormai quasi nessuno va più a girare con la pioggia. Forse è più traumatico quando si esauriscono le scorte di birra o di salamella da grigliare dietro le tribune.

Del resto i tifosi inglesi hanno gusto, competenza e passione per le corse automobilistiche: in una parola, hanno una storia. Brooklands, in assoluto uno dei primi tre tracciati costruiti all'inizio del ventesimo secolo, si trova sul suolo inglese, uno degli eventi più interessanti dell'automobilismo da competizione; il Festival Of Speed di Goodwood si tiene sul suolo di Sua Maestà la Regina e il Gran Premio di Gran Bretagna è uno dei pochi appuntamenti fissi nel Calendario della Formula 1, come Montecarlo, e quasi mai messi in discussione (non vuol dire che la sede di Silverstone, come da cronaca di questi giorni, non sia messa in discussione, dato che ogni tanto qualcuno si prende la briga di fare i conti e trovare un esercizio in passivo...).
Il circuito di Silverstone sorge su quello che una volta era un aeroporto della RAF (cosa abbastanza frequente a queste latitudini), sfruttando parte delle piste di decollo e atterraggio: non stupisce dunque che uno dei rettilinei si chiami Hangar Straight. Inizialmente Silverstone era un tempio della velocità e medie spaventose garantite dalla conformazione a triangolo delle piste dell'aeroporto unite dalle velocissime curve Copse, Stowe e Woodcote, intervallate dalla chicane Bridge.

Due gli interventi di modifica. Nel 1991 il tracciato è stato ridisegnato inserendo qualche tratto più guidato: una parte finale più lenta in prossimità della chicane Bridge e la velocissima sinistra-destra di Maggots e Becketts. Nel 2010 è l'architetto Tilke che modifica ulteriormente il disegno del circuito, tagliando via il tratto dritto tra Abbey e Brooklands, sostituito da due rettilinei e una sezione mista chiamata Arena: contestualmente a questi lavori, il rettilineo di partenza è stato spostato e la corsia box si trova ad un livello stradale inferiore rispetto al resto del tracciato.

Una volta avrebbero consigliato di preparare la vettura per far ruggire il motore nella larghissima sede stradale del tracciato inglese, ma con l'inserimento del complesso dell'Arena, forse oggi è meglio avere un assetto "medio", piuttosto che da pista veloce. La nostra curva preferita rimane la Copse, curvone in leggera salita a destra da fare quasi in pieno (prima curva dopo il traguardo nella configurazione pre-2010), perché bisogna disegnarla bene pur nella sua semplicità e perché bisogna trattarla con i guanti se piove.

Silverstone si trova in mezzo alla campagna inglese ma, nonostante la distanza da grossi centri abitati, può vantare di trovarsi nelle vicinanze di Milton Keynes, Brackley, Grove e Woking, centri abitati dove la maggior parte delle scuderie di Formula 1 hanno la sede. Ai tempi si diceva che Silverstone è come Barcellona, dove chi vince ha la vettura meglio bilanciata; data la vicinanza di tutti i "garagisti" inglesi (che potevano provare all'infinito, nell'epoca in cui si poteva...), una vittoria Ferrari nella tana del lupo era sinonimo di supremazia tecnica, vissuta dai tecnici inglesi... con le orecchie basse e coda tra le zampe.

Il Gran Premio a Silverstone ovviamente è una calamita di tutta la "gente di un certo livello" inglese e storicamente è stata la sede di concerti rock di un certo livello: non stiamo parlando degli eventi pop che vengono oggi organizzati a contorno delle gare, ma l'unica data annuale di un complessino formato da personalità del mondo della Formula 1, come il sobriamente vestito Eddie Jordan alla batteria e Damon Hill alla chitarra!

Quasi tutte le edizioni del Gran Premio corse a Silverstone si portano dietro qualche aneddoto particolare e solo con Schumi possiamo ricordare la bandiera nera del 1994, la gara vinta nel 1998 tagliando il traguardo ai box e l'incidente con infortunio del 1999. Sempre per rimanere in tema Ferrari, come dimenticare l'edizione 2007, con un ispiratissimo Kimi Raikkonen che vince alla Schumacher e si rilancia per il Titolo? E quella volta, nel 2014, che Susie Wolff aveva preso parte alle prove libere con la Williams, prima donna a ritornare in pista in un fine settimana di gara dopo l'ingloriosa comparsata di Giovanna Amati nel 1992?

Per noi la migliore di tutte rimane sempre l'edizione 2003: nonostante una partenza disastrosa, una gara neutralizzata per l'invasione di pista di tale Cornelius Horan (che corre in mezzo alla pista mentre sopraggiungo le Formula 1 tenendo in mano il cartello "The Bible is always right"), Rubens Barrichello impartisce una lezione di guida, come non se ne vedeva da tempo, imponendosi nel Gran Premio e portando a casa la coppa dorata che spetta al vincitore di Silverstone. Perché ci piace particolarmente? Ovviamente perché è meglio un giorno da leone che cent'anni da pecora, ma soprattutto perché è il trionfo del lavoro di chi opera dietro le quinte. Per questi motivi ci piacerebbe vedere Kimi di nuovo vittorioso in gara.

Luca Colombo

 

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