F1 | Chicche di storia e curiosità dal Canada: tra muretti, birre e chicane...

A gomme fredde

Con l'edizione 2017 il Gran Premio del Canada festeggia insieme alla Formula 1 un sodalizio lungo cinquant'anni, dato che la prima gara valida per il Campionato della massima formula si disputò nel 1967. Tra quell'anno e il 1977 le Formula 1 si sono sfidate sui tracciati di Mosport e Mont-Tremblant, mentre dal 1978 in poi sul circuito dell'Ile de Notre Dame a Montreal. Dal 1982 l'impianto è intitolato alla memoria di Gilles Villeneuve, tra l'altro vincitore dell'edizione inaugurale, ricordato sulla pista stessa con un affettuoso "Salut Gilles" scritto sull'asfalto in prossimità della linea del traguardo.

Attenzione però alle sfumature del discorso: la ricorrenza festeggiata non corrisponde al numero di edizioni del Gran Premio effettivamente corse, dato che nel 1975, nel 1987 e nel 2009 l'appuntamento in calendario è saltato. Per gli affezionati ai corsi e ricorsi storici, l'edizione del 1987 fu cancellata per una disputa legale figlia di un problema di sponsorizzazione tra due produttori locali di birra, mentre l'edizione del 2016 ha visto l'ufficializzazione dell'accordo di partnership commerciale globale tra l'allora struttura del Supremo Bernie Ecclestone e... un noto produttore di birre dall'inconfondibile etichetta verde. Potremmo avventurarci ad analizzare i due eventi con teorie esoteriche, per cui tutto ciò che va poi torna, oppure possiamo rimanere con i piedi ben ancorati a terra e tirare in ballo una massima che sicuramente Bernie conosce: pecunia non olet. E, per essere precisi, la pecunia non sa nemmeno di malto e luppolo...

Il tracciato del circuito di Montreal (impianto che si sviluppa su un'isola artificiale costruita sul fiume San Lorenzo) presenta un disegno peculiare, costituito da tratti rettilinei raccordati da quattro varianti, un tornante e una sezione mista subito dopo il traguardo: la natura intima ed intrinseca del "tutto o niente" fa sì che la gara canadese diventi un banco di prova per motori e freni, sollecitati in maniera più brutale rispetto a quanto succede mediamente nel resto degli appuntamenti del Mondiale.

Cronometro alla mano, si nota che le sezioni veloci hanno un peso specifico preponderante rispetto ai settori lenti, dunque si cerca di adottare un assetto aerodinamicamente scarico, senza eccedere nei profili alari ridotti ai minimi termini che vengono impiegati in quel di Monza, regolando adeguatamente tutto il resto: questo nell'ottica di poter essere aggressivi sui cordoli e tenendo conto che il circuito incorpora anche tratti stradali normalmente aperti alla circolazione.

Per essere competitivi a Montreal bisogna avere un buon motore dietro le spalle e un ritmo nelle chicane da fare invidia ad Alberto Tomba tra i pali stretti a Calgary 1988: è cruciale uscire velocemente dalle varianti, che devono essere affrontate in maniera chirurgica per non appoggiarsi poco delicatamente sui muri esterni, piazzati dove finisce la striscia di asfalto. Come da copione, il punto più famoso di tutto il tracciato è l'infida chicane che immette sul traguardo e il Wall of Champions che ne delimita l’uscita, dove fa bella mostra l'irriverente scritta "Benvenuti in Quebec". Se però dovessimo trovare un punto da pelo e manico vero, allora il complesso iniziale della Virage Senna, introdotto dalla decisa frenata su una piega impalpabile a destra dopo il rettilineo d'arrivo, è quello che fa per noi.

A Montreal il risultato finale non è mai banale: nel 1995 Jean Alesi colse la sua unica vittoria in carriera, come del resto Robert Kubica nel 2008, per non parlare dell'unica doppietta BMW (intesa come Costruttore tout-court) maturata proprio con il polacco e Nick Heidfeld, o ancora le due doppiette "in famiglia" dei fratelli Schumacher nel 2001 e 2003.

Concludiamo il discorso sul tracciato dedicato a Gilles Villeneuve con un risultato meno noto: nel 2016 Rio Haryanto, pilota indonesiano in forza alla Manor, concluse la gara staccato di due giri, correndo al piccolo trotto. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire: la Manor era discretamente plafonata e l'indonesiano non è un fulmine di guerra. L’elemento di novità è costituito dal fatto che Haryanto aveva osservato per tutto il fine settimana il digiuno prescritto dal Ramadan e la buona notizia è che questo sembra non aver avuto ripercussioni sulla qualità di pilotaggio. Tutto molto positivo, dunque, ma se si dovesse presentare una situazione simile con le nuove vetture, più veloci e che richiedono più impegno fisico? Prendendo a prestito una citazione da chi sa usare meglio di noi parole e musica...lo scopriremo solo vivendo.

Luca Colombo

 

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