F1 | Sakhir, il focus sul Gran Premio

A gomme fredde

Se c’erano ancora dubbi sull’effettiva competitività della Ferrari su circuiti più convenzionali e poco simili a Melbourne, in Bahrain ci ha pensato Sebastian Vettel a mettere tutti d’accordo, bissando il successo australiano e bastonando ancora una volta l’accoppiata tedesca. Dietro Seb, nell’ordine, il vicecampione del mondo 2016 Lewis Hamilton (reduce da una gara non facile) seguito dal suo “fedele scudiero” Valtteri Bottas…

 

Seb, start furibondo. Iniziamo dalla partenza. Allo spegnersi dei semafori, Bottas parte bene dalla pole position e mantiene la prima posizione, mentre Hamilton ha qualche problema di pattinamento. La cosa però non sembra grave per l'inglese, che insieme al compagno schizza in avanti con tranquillità. Peccato per lui, però, che Vettel ancora una volta sia partito con l’occhio della tigre, e con una staccata da “forza G livello PRO” riesca a sopravanzare la Mercedes nummero 44 e addirittura ad infastidire anche quella di Valtteri, affiancandolo all’esterno. Dietro di loro, manovra analoga per Verstappen, che supera Raikkonen prima e Ricciardo poi. Ma questo è solo l'inizio...

L’undercut della Ferrari e la Safety car. Siamo al giro 11. Vettel segue Bottas da molto vicino, tallonato a sua volta da Hamilton. Appare subito evidente che il tedesco è il più veloce, e se non ci fosse il tappo finlandese davanti potrebbe accumulare del vantaggio sulla concorrenza argentata. Cosi, dal muretto box di Maranello prendono una decisione coraggiosa, e ordinano a Seb di fermarsi subito e anticipare così il suo cambio gomme. La manovra manda in confusione la concorrenza (spingendo addirittura Verstappen a copiarla, per poi però ritirarsi con un problema ai freni) specie vedendo che il ferrarista, una volta tornato in pista, martella giri impressionanti che minano le difese di Stoccarda. Sono attimi di concitazione nel box della stella a tre punte, finchè Carlos Sainz non decide di "risolvere" la questione. Sì esatto, proprio lui. Come? Semplice: andando a disintegrare la sua Toro Rosso sulla Williams dell’incolpevole Stroll, causando l’uscita in pista della Safety Car. L’evento appare in un primo momento come un disastro per Ferrari, reduce dal ricordo del Gran Premio di Cina quando una situazione analoga aveva privato Vettel di una probabile vittoria. Stavolta però le cose vanno diversamente, e al rientro in pista di Bottas (primo dei due Mercedes ad effettuare il pit sotto regime di Safety car), la Rossa di Sebastian si ritrova in testa alla corsa.

La “furbata” di Lewis. Sono proprio i momenti attorno alla Safety Car la chiave di questo Gran Premio. Primo su tutti, la manovra “sciacalla” di Hamilton, il quale per via della sua posizione si è ritrovato a dover effettuare il suo pit stop dietro Bottas. In quel momento c’era il divieto di sorpasso, e l’inglese doveva per forza fermarsi al box “insieme” al suo compagno di squadra, ritrovandosi quindi costretto ad attendere che il finlandese liberasse la piazzola. Cosi, per evitare che Ricciardo (che lo seguiva) potesse saltargli davanti, LH44 decide di rallentare vistosamente e di entrare nella corsia box a velocità da centro urbano, in modo da far perdere tempo alla Red Bull in attesa che Valtteri si togliesse di mezzo. La manovra ottiene il suo scopo, ma purtroppo per Lewis è vietata dal regolamento e gli procura un penalty di 5 secondi e 2 punti sulla patente, “incasinandogli” ancora di più una gara già molto difficile.

La difesa di Seb. Il secondo momento chiave attorno alla Safety Car avviene al momento della ripartenza. Seb è al comando, ma Bottas sul rettilineo arriva da dietro come un fulmine grazie alla scia e alla potenza della sua Power Unit. E’ così veloce che tenta subito l’attacco alla Ferrari alla prima curva, ma Seb è bravo a concedergli solo l’esterno. Il miracolo vero però, Vettel lo compie due curve dopo: per potersi difendere in curva 1, il ferrarista ha dovuto sacrificare l’uscita in trazione che lancia verso il breve rettilineo di curva 2 e alla successiva staccata, Bottas se ne rende conto e ne approfitta per sferrare un secondo attacco in curva 3, con modalità e ritmo che sembrano davvero potergli valere il sorpasso. Purtroppo per lui, però, il 4 volte campione del mondo lì davanti, a Sakhir, non ha intenzione di fare la comparsa, ma è partito per vincere. Così, il numero 5 fa le spalle larghissime, accompagnando “cavallerescamente” la Mercedes per prati e mantenendo la posizione, per involarsi verso un’avanzata in solitaria fino al traguardo.

Mercedes, non eri tu che rifiutavi i “team orders”? Al di là del trionfo Rosso, il vero punto cardine positivo per la Ferrari arriva proprio dalla stessa Mercedes. A Stoccarda hanno sempre criticato Maranello sulla questione degli ordini di scuderia, ritenendoli anti-sportivi e poco “rispettosi” nei confronti dei piloti e dei tifosi che vogliono assistere a gare vere anche tra compagni di squadra. In Bahrain, però, dal box delle frecce d’argento i team orders sono arrivati eccome, e per ben due volte. Bottas infatti, si è dovuto inchinare doppiamente all’ordine di “far passare” Hamilton, vedendosi di fatto relegare al ruolo di seconda guida. E se si pensa che siamo solo alla terza gara, l’episodio appare come un’ammissione di “paura”. Mercedes in passato ha fatto presto a fare proclami di sportività, rea del fatto di avere una vettura molto superiore alla concorrenza che non permetteva a nessuno di impensierirli nel discorso mondiale. Adesso invece, se hanno deciso di darsi a quelle che per loro erano “figuracce” per regalare a Lewis solo 3 punti in più, significa che temono di brutto la forza di Sebastian Vettel. E come se già ciò non bastasse, vogliamo parlare di come adesso si sentirà Bottas, specie pensando alla fantastica pole del sabato?

Ferrari, avanti così. Avevano già vinto a Melbourne su una pista particolare. Si era sfiorata la vittoria anche in Cina su un circuito vero e temperature fredde. Ora è arrivato il successo in Barhain, su un asfalto torrido e reso scivoloso dalla sabbia. Questa Ferrari, al contrario di quanto si pensava nel pre-stagione, va eccome. Finora è stata competitiva in tutte le uscite, e fa pensare il fatto che senza la Safety Car di Shangai, con ogni probabilità si starebbe festeggiando il terzo successo su altrettante gare. La vettura sembra davvero poter tenere il passo della Mercedes, e il discorso vale sia in qualifica che in gara. A Sakhir il distacco del sabato, infatti, è dovuto probabilmente a diverse scelte di assetto per avvantaggiarsi in gara, consci del fatto che il regime di parco chiuso tra sabato e domenica non permetta modifiche alla monoposto. In più, per la prima volta, c’è la sensazione che a Sebastian Vettel sia stata affidata una vettura alla sua altezza, e i risultati si stanno vedendo in pista fin da subito. Con questo Seb e questa vettura, i sogni di gloria appaiono sempre meno impossibili. Discorso diverso invece per Kimi Raikkonen: è vero che è arrivato quarto, ma è anche vero che sono quattro le vetture che possono vincere. Quindi lui, ancora una volta, è l’ultimo dei big. In qualifica ha preso di nuovo “un minuto” dal compagno, facendosi scavalcare anche da una Red Bull. In gara poi, ha dormicchiato nelle fasi iniziali, salvo riprendersi nei giri successivi. Spiace ribadirlo, perché Maranello gli è grata per il titolo 2007, ma Kimi purtroppo è arrivato alla frutta. Non regala mai nulla ai tifosi, ed è l’unico dei “fantastici 4” a non aver mai visto una prima fila o un podio. Anzi, è l’unico che spesso dà l’impressione di non riuscire ad arrivare nemmeno quarto. A fine gara parla sempre di “problemi sulla monoposto” che stranamente non sa mai spiegare, con la faccia di uno che si rende conto di star facendo un lavoro pessimo rispetto al compagno di colori. Basta guardare la classifica piloti per capirlo: dopo tre gare, ha esattamente la metà dei punti di Vettel, e se la Ferrari è prima nel campionato costruttori, lo deve più a demeriti di Bottas che a meriti del proprio finlandese…

Fernando, ti siamo vicini. Piccolo spunto di “cordoglio” per il povero Alonso. Lo spagnolo non ne può più, e inizia a diventare sempre più evidente. L’allegria di poter andare a Indianapolis, stride con il doppio ritiro di Sakhir (Vandoorne non è nemmeno partito), specie considerando che sul rettilineo le altre vetture lo sorpassavano anche con il limitatore inserito. L’ex ferrarista è pronto per salutare Woking per approdare chissà dove, e non prendiamo nemmeno in considerazione l’ipotesi di un rinnovo visto che non c’è niente che McLaren o Honda possano fare per convincerlo a restare.

Appuntamento tra due settimane con il ritorno del Circus in Europa. Si correrà in Russia, su un tracciato impegnativo e temperature più fredde. Vettel arriverà con il morale a palla e vorrà continuare la striscia vincente, mentre Hamilton e Bottas cercheranno rivincita. E Raikkonen? Questo, data la sua predisposizione per alti e bassi continui, solo Dio lo sa…

Daniel Limardi  

 

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