F1 | Shanghai: il focus sul Gran Premio

A gomme fredde

Le conferme tanto attese dal popolo ferrarista sono finalmente arrivate: nel Gran Premio di Cina appena disputato, su una pista molto più “vera” e completa rispetto a quella di Melbourne, Sebastian Vettel (2°) ha dimostrato che il passo della Rossa per ora è simile a quello delle Frecce d’argento. E’ vero che ha vinto Hamilton a mani basse, ma vanno considerati i particolari eventi verificatisi in gara che analizzeremo in queste righe. A completare il podio un grande Max Verstappen, dopo una “remuntada” incredibile.

 

Start un po' “sbilenco”. Per chi si fosse perso il via del Gran Premio, basta riguardare le immagini prima dello spegnersi dei semafori per capire che qualcosa non quadra. La Ferrari di Vettel, schierata in seconda piazza, si trova assolutamente fuori linea rispetto al resto del gruppo. Una scelta del pilota pare (e non un errore), alla ricerca di una di asfalto meno viscido dopo la pioggia della mattina dove poter scaricare al meglio la trazione. Nonostante la manovra fosse ai limiti del regolamento, comunque, la direzione gara lascia correre e la gara parte normalmente e senza sorprese. Hamilton tiene la testa della corsa, Seb si difende dagli attacchi di Bottas, e solo Raikkonen si fa passare da Ricciardo. Il tutto mentre da dietro Stroll fa i soliti disastri, e Verstappen e Alonso superano una quantità incalcolabile di vetture.

La briscola Ferrari e il disastro di Giovinazzi: Dopo pochissimi chilometri di gara, i muretti box dei vari team iniziano a dare segni di concitazione per via della pista che inizia ad asciugarsi molto in fretta. Nel paddock regna il caos, e ci si chiede se valga la pena fermarsi subito per montare delle gomme slick. In tutto il trambusto, il primo a rompere gli indugi e a giocarsi l’asso è proprio Sebastian Vettel, di comune accordo con la propria squadra. Il tedesco va al box e cambia gomme, mentre Hamilton e gli altri big proseguono su mescola intermedia. Dopo un primo giro un po' incerto l’azzardo sembra pagare, specie guardando dov’è uscito Seb e con la mente sui 24 secondi che Lewis dovrà perdere a breve, dato che la pista inizia sul serio a presentare una scia asciutta. Tutto sembra andare per il meglio dunque, ma purtroppo al giro successivo un fattore inaspettato rovina i piani di Maranello: il nostro Antonio Giovinazzi, passato anch'egli su mescola da asciutto, si becca un altro frontale in questo weekend con il muro del rettilineo d’arrivo. Dopo quello in qualifica, anche in gara il sostituto di Wehrlein cade nel classico errore da rookie, perdendo la vettura in trazione e accelerando in un punto ancora bagnato. L’incidente chiama in causa la safety car, che non solo permetterà al gruppo di fermarsi per il cambio gomme senza perdere tempo, ma visto che la vettura di Giovinazzi si trova proprio sul rettilineo di arrivo, rende inevitabile per qualche giro il passaggio di tutte le vetture nella corsia box; il tutto costringendo quindi anche Vettel a girare a 80 km/h e a perdere un sacco di tempo oltre a quello già perso durante la sua sosta al giro precedente. Il risultato per il tedesco sarà quello di ritrovarsi in sesta posizione al rientro della vettura di sicurezza, con Hamilton in testa a scappare via ed in mezzo un trenino di acerrimi rivali.

Il punto debole a Maranello. Senza ombra di dubbio, è vero che la vettura italiana ha fatto un salto enorme rispetto alla passata stagione, cosi come è vero che per ora ha il passo per giocarsela con Mercedes. In più si è potuto anche constatare che Vettel, ora che ha una vettura competitiva, ha tirato di nuovo fuori il suo vecchio “occhio della tigre”. Ma tra tutti questi motivi per avere fiducia, va anche sottolineato che nel box Rosso è ancora presente una “piaga” che può davvero regalare un vantaggio notevole alla concorrenza. Questo punto debole ha un nome definito e ben preciso: Kimi Raikkonen. Da qui in poi forse è meglio che i tifosi di “Iceman” saltino il paragrafo, perché quello che stiamo per dire non piacerà. Ma bisogna essere sinceri e riconoscere che il finlandese è ormai da anni “indecente” per la causa Ferrari. Mai un guizzo, mai una manovra che faccia sussultare o un’emozione da ricordare. Kimi non fa nemmeno il suo minimo sindacale, visto che è l’unico fra i 4 che guidano le vetture più veloci a non aver ancora visto il podio, nemmeno col binocolo. Non sorpassa nemmeno a spinta, e non osa una manovra fuori dagli schemi nemmeno a pagarlo apposta. E come se ciò non bastasse, come ha fatto in Cina, spesso ostacola anche il compagno di squadra, insistendo a tenerlo dietro quando in cuor suo sicuramente saprà che, gira e rigira, alla fine della gara sarà lui a beccare le “mazzate” sotto la bandiera a scacchi. Finiamola di prenderlo in giro, e diciamoglielo che è solo una seconda guida. Il discorso ovviamente vale anche in qualifica, dove è vero che non era lontano (almeno qui, perché in Australia ha preso una vita), ma è pur sempre l’ultimo della compagnia sopra citata. A Shangai si è fatto passare da entrambe le Red Bull, e solo un Bottas disastroso gli ha regalato la misera quinta posizione portata a casa. Il tutto mentre il compagno, con la stessa vettura, si giocava la vittoria (ancora!!!). E per quelli che continuano a difenderlo parlando dell’anno scorso o del suo titolo 2007, vorremmo ricordare che nella passata stagione non era lui ad essere veloce, ma era Seb a navigare nella depressione derivata dalla sua mentalità abituata a vincere. Kimi invece, da parte sua, sguazzava felice e si impegnava per dei mediocri piazzamenti a punti. E per precisare anche il discorso mondiale 2007, non è stato Kimi a vincerlo, ma è stato Hamilton a perderlo. Viva la sincerità. E’ ora di pensionarlo, perché per il 2018 la piazza offre “molto” di meglio. Tralasciando nomi blindati o impensabili da affiancare a Seb, basta affacciarsi a osservare Grosjean, Sainz (se riesce a liberarsi) o un annoiato casalingo Nico Rosberg…

Bottas, così il tuo voucher scade. Nell’evento cinese, forse lo “strafalcione” più grosso l’ha fatto l’altro compagno di Finlandia. In regime di safety car, a velocità ridotta e nel tentativo di scaldare gli pneumatici, Valtterino ha fatto un errore che ormai, vista la preparazione al simulatore, non fanno più nemmeno i rookie: testacoda imbarazzante mentre “zigzagava” da solo, per poi in aggiunta non riuscire a liberarsi nemmeno di un prato che l’ha accompagnato in un altro paio di “contrattempi”. Caro Bottas, ci spiace dirlo, ma anche se siamo solo a inizio campionato, una manovra simile se guidi una Mercedes non puoi assolutamente permettertela. Non è una cosa perdonabile o su cui si può sorvolare. Nel triennio ibrido Hamilton/Rosberg, una Freccia d’argento in sesta piazza avrebbe rappresentato l’avvento di chissà quale cataclisma, mentre tu invece sei riuscito a fare tutto senza che niente fosse successo. Chissà come se la ride Nico da casa, e chissà sul “sedere” di chi, a Stoccarda, stiano prendendo le misure per il sedile del prossimo anno…

Voto zero a Honda e direzione gara. Due parole finali in stile “pagella” per chiudere la pratica. Il primo zero lo merita la Honda, per essere riuscita anche quest’anno a distruggere il Mondiale dei propri piloti. 2 ritiri su 2 vetture schierate a Shanghai, con Alonso unico a incassare sorpassi esagerati sul rettilineo. Non serve aggiungere altro, parlano i numeri. Voto analogo per la direzione gara: se a Melbourne, quando Stroll si era schierato male, si è deciso di fare un secondo giro di formazione per farlo mettere al suo posto, perche in Cina, con Vettel fuori casella, si è deciso di far partire la corsa per poi mettere il pilota sotto investigazione? Perché si è deciso di rischiare di penalizzarlo, anziché trattarlo come Stroll? Coerenza, signori…

Anche per questa puntata, siamo giunti al termine. L’appuntamento ora è fra sette giorni, quando ci ritroveremo alla prese con l’esito del prossimo Gran Premio del Bahrain. Sarà ancora lotta alla pari Hamilton-Vettel? E per chi si stesse chiedendo perché in questo articolo non abbiamo analizzato i sorpassi di Vettel su Raikkonen e su Ricciardo, rispondiamo che sono stati troppo belli per poterli descrivere. Preferiamo tenerli come degli elementi “innominabili”. La passione è anche questa…

Daniel Limardi

 

 

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