Questo fine settimana, sul circuito del Paul Ricard, torna in scena la Formula 1. Dopo dieci anni di assenza ecco il ritorno in calendario del Gran Premio di Francia, che segna il ritorno a Le Castellet, dove si è corso l'ultima volta addirittura nel 1990. Sfida inedita per piloti e team, alla ricerca del maggior numero di informazioni utili per preparare un weekend su una pista tirata a nuovo per l'occasione e ricca di fascino e storia motoristica.

Quello che era nell'aria da un po' di tempo a questa parte, nella mattinata di ieri è stato concretizzato: nel 2019 e nel 2020 Red Bull correrà con le unità propulsive Honda. La formalizzazione di questo accordo, arrivata con un certo anticipo rispetto a quanto si pronosticava (ovvero una decisione per il fine settimana del Gran Premio d'Austria, ndr), apre interessanti scenari sul futuro della scuderia di Milton Keynes a breve e medio termine.

Da Montecarlo la Formula 1 si sposta in Canada per un altro classico del Mondiale. Un cambio radicale: dal circuito più lento, angusto e noioso della stagione ad uno dei più veloci ed emozionanti, dove le gare pazze e imprevedibili non sono mai mancate. Il tracciato di Montreal è comunque impegnativo e adatto ad ospitare l'intervento di numerose Safety Car. Una gara all'apparenza nuovamente incerta e che porterà una nuova sfida ravvicinata fra tutti e tre i top team, e i rispettivi top driver, alla ricerca di conferme e riscatti.

Si scrive GP di Monaco e si legge "gara più noiosa della stagione, budello anacronistico in cui la Formula 1 non dovrebbe più correre": tutti gli anni è sempre la stessa storia (ed effettivamente il tracciato monegasco è un apostrofo rosa di illogicità nel contesto della Formula 1 moderna), ma quella serie di curve (che può consegnare un pilota alla leggenda) incorniciata da gente che conta, ostentazione sfrenata e lusso in tutte le sue sfumature fanno sì che la gara trovi sempre un posto in calendario e nelle chiacchiere generiche.

Un dominio assoluto: ecco cos’è stato il GP del Canada per la casa di Maranello. In una location che sulla carta avrebbe dovuto vedere vincere a mani basse il campione del mondo in carica, Seb Vettel ha monopolizzato la scena sia in qualifica che in gara dimostrando una superiorità imbarazzante. Dietro di lui un Bottas mai in grado di impensierire la Ferrari, seguito a sua volta da Verstappen. Male Hamilton e Raikkonen.

Una noia mortale! Diciamolo: sarà anche la gara più glamour della stagione, sarà uno dei circuiti più storici del campionato, e magari ci sarà qualcuno che considererà blasfemo già il solo sentir parlare male dell’evento… Ma se vogliamo essere sinceri, per dirla con estrema eleganza all’inglese, ancora una volta il GP di Montecarlo ci ha fatto “due balle cosi”. Come da pronostici vince Ricciardo, seguito a trenino da Vettel e Hamilton in quella che è stata la gara più “lenta” delle ultime decadi.

Perla del calendario e gioiello della corona del campionato di Formula 1. Tutti i piloti sognano Montecarlo per la gloria, il prestigio e il valore intrinseco che rappresenta una vittoria nel Principato. Un insieme di tradizioni che da quel 1929, anno del primo GP, figlio dell'intuizione di Antony Noghes, non sono cambiate quasi per nulla. Guard rail, imprevisti, yacht, feste e glamour. Il cocktail dello spettacolo è servito. 

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