Gene Haas era stato chiaro: niente fronzoli, poca apparenza e molta sostanza. Staremo a vedere dunque se la nuova nata del team americano rispetterà gli obiettivi dichiarati della vigilia, dopo una stagione caratterizzata dalla conquista di un (tutto sommato deludente) ottavo posto in classifica, reso possibile dai 47 punti conquistati che hanno incrementato di 18 lunghezze il bottino rispetto alla stagione precedente. Un piccolo passo in avanti, anche se le aspettative della vigilia sembravano poter essere ben diverse per il team di Kannapolis, soprattutto grazie allo stretto legame con due realtà del calibro di Ferrari e Dallara. Ma la realtà della Formula 1 è ben diversa, e in casa Haas se ne sono accorti ben presto: da qui una politica minimalista, la quale ha partorito la conferma di entrambi i piloti (Romain Grosjean e Kevin Magnussen) e soprattutto una vettura che non sembra brillare per originalità.

A primo impatto, le novità che balzano subito all'occhio sono due evoluzioni "obbligate", ovvero la presenza dell'Halo e la drastica riduzione della sharkfin: "Abbiamo concentrato gran parte degli studi durante l'inverno sull'introduzione dell'Halo - ha dichiarato il team principal Guenther Steiner - e i progettisti hanno dovuto lavorare duramente per modificare il telaio in maniera tale che potesse rispettare i carichi obbligatori. Il peso minimo della vettura è aumentato grazie alla presenza di questo nuovo componente, e anche il baricentro è divenuto più alto. Ma tutti siamo sulla stessa barca". Lo stesso ingegnere altoatesino ha confermato come la VF-18 sia sostanzialmente un'evoluzione del modello 2017: "Le normative sono rimaste pressoché identiche rispetto allo scorso anno, quindi non ci siamo dovuti inventare nulla. Abbiamo fatto perlopiù un lavoro di fino, curando ogni minimo particolare, ma al tempo stesso sulla nuova macchina vi saranno elementi già provati sulla vettura dello scorso anno". 

L'obiettivo di compiere uno step verso le prime posizioni della classifica è chiaramente l'obiettivo sottolineato da Gene Haas: "Abbiamo eliminato molte variabili dove sapevamo di avere dei punti deboli e ci siamo concentrati sulla necessità di rendere migliore la vettura in tutte le aree, per poter ridurre il gap dai top team". Per quanto riguarda la livrea, essa riprende almeno nella parte anteriore tonalità e concetti visti sulla monoposto dello scorso anno, prima della versione "dark-grey" introdotta dalle gare europee. In ogni caso, per Haas il 2018 dovrà per forza di cose essere l'anno della maturità: per dimostrare se l'ambizione è davvero quello di poter puntare alle posizioni di vertice o se le velleità rimarrano ancora quelle di una vettura da centro-bassa classifica. 

Marco Privitera

 

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