Nell'ultima settimana l'accavallarsi di presentazioni ha di fatto concentrato il nostro focus tecnico sulle monoposto più "importanti" del lotto: in attesa dei test F1 in pista del Bahrain, procediamo con la nostra analisi tecnica di McLaren MCL60 e Aston Martin AMR23.

Dettagli comuni

Entrambe le scuderie corrono nel midfield ed impiegano le PU Mercedes. A differenza della Williams, parte della componentistica accessoria attorno alla PU proviene da loro produzione. Questo, in un certo senso, consente ad entrambe le scuderie di avere meno vincoli progettuali soprattutto nella scelta degli schemi di sospensione. Inoltre, disponendo di capacità produttiva ed ingegneristica nelle factory di Silvestone e Woking, i due team attingono a soluzioni "concettuali" proposte dai top team, creando dei design "ibridi".

McLaren MCL60

McLaren vuole celebrare i sessant'anni dalla fondazione ponendo l'obiettivo di ritornare nei primi quattro del campionato Costruttori, realisticamente occupando la quarta posizione. Andrea Stella, nuovo Team Principal a Woking, durante la presentazione ha parlato di un buon programma di sviluppo con aggiornamenti che dovrebbero arrivare nella prima parte della stagione, coadiuvati da una nuova galleria del vento e simulatore.

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La MCL60 rappresenta un'evoluzione ragionata della MCL36. Sulla sospensione anteriore (pull-rod) notiamo i bracci anteriori attaccati in posizione rialzata, soluzione che va a togliere "impedimenti" ad una maggiore portata d'aria verso la zona delle prese d'aria. Proprio nella parte iniziale delle pance vediamo un'apertura della zona inferiore delle pance, ispirati a concetti Red Bull.

La parte finale del fondo dovrebbe promuovere un effetto di outwash, tuttavia la specifica di fondo (e ali) da impiegare in pista la vedremo durante i test. Lì capiremo meglio ulteriori dettagli sul concetto della vettura. Gli sfoghi d’aria del cofano restano in alto, a scaricare sopra la beam wing.

Aston Martin AMR23

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Il modello AMR23 presenta un muso semplificato rispetto allo scorso anno, con un ancoraggio al profilo principale. Anche qui le sospensioni (push-rod) sono attaccate al telaio più in alto, con maggiore pulizia per il passaggio dell'aria verso la zona critica delle pance e condotto Venturi. L'evidente ancoraggio più in alto influirà sulla manovrabilità della monoposto.

Come per la MCL60, la scuola Red Bull domina nella parte iniziale delle pance, con un evidente scavo nella parte inferiore. Nella parte superiore notiamo però un altro scavo, di chiara matrice Ferrari. Le pance scendono ripidamente, lasciando scorrere l'aria verso la porzione superiore del diffusore, impiegando una configurazione piuttosto convenzionale di questa parte della vettura.

Tuttavia non è stato creato un canale diretto tra parte anteriore e posteriore delle pance, come osservato su altre monoposto. Nella parte superiore si palesa un secondo scavo simile a quello Ferrari anche se, la gestione dei flussi, lavora in maniera differente. La forma del cofano motore e lo schema di sospensioni al posteriore, determinano un downwash ed incanalamento dell'aria verso la beam wing.

Con tutta probabilità il concetto di fondo della AMR23 rimane la generazione di un maggiore carico, ripartito di più nella zona posteriore della monoposto.

Luca Colombo

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