Nel paddock del Paul Ricard abbiamo incontrato Mario Isola, Motorsport Racing Manager di Pirelli, che con la solita cordialità e disponibilità non si è sottratto a nessuna delle nostre domande. Tanti i temi toccati: dall’attualità del Gran Premio di Francia, al futuro delle gomme da 18″, non disdegnando una frecciatina a chi accusa il fornitore unico di preferenze verso qualche team.




Mario, all’inizio del weekend, soprattutto nelle FP, parecchi team hanno lamentato una pista scivolosa e condizioni di scarsa aderenza. Tu stesso ai media hai dichiarato che la causa era da ricondurre a delle zone riasfaltate ma non in maniera uniforme. Il problema dopo le qualifiche è stato risolto?

“Voglio precisare che l’asfalto è stato rifatto nel 2018 prima del Gran Premio e poi, successivamente, sono state messe delle pezze abbastanza estese su un discreto numero di curve, soprattutto nel terzo settore. Poi, poche settimane fa, dopo la gara del Blancpain sono state messe altre pezze di asfalto nel primo settore. Quando siamo arrivati qui la pista era piuttosto green, molto scivolosa e difficile da comprendere. Poi c’è stata una grossa evoluzione nel corso della giornata, anche tra ieri e oggi (tra venerdì e sabato, ndr) grazie anche al fatto che hanno girato Formula 2, Formula 3 e Renault Clio. Comunque non credo ci saranno grossi problemi di qui in avanti.”

Come giudichi finora il lavoro svolto sugli pneumatici in specifica 2019 e la scelta di semplificare il numero delle mescole a disposizione? Sono state mantenute le aspettative prefissate?  

“Modificare i colori delle mescole mantenendoli sempre bianco, giallo e rosso e chiamandole sempre soft, medium e hard, secondo me ha semplificato la vita allo spettatore. Per chi vuole fare degli approfondimenti tecnici o dei confronti, noi garantiamo tutte le informazioni possibili: i feedback che riceviamo dai team, le mescole che portiamo nei weekend tra C2,C3 o C4 o quali utilizziamo. Però per chi guarda la gara la domenica, è molto più immediato vedere che la rossa è la più veloce, la gialla è quella sta più a metà e la bianca è quella più stabile e che permette uno stint di gara più lungo. Da questo punto di vista, per me, abbiamo raggiunto l’obiettivo, visto che non abbiamo ricevuto nessun tipo di richiesta di modifica sul prodotto 2019 e che i target erano quelli di eliminare il blister e ridurre il surriscaldamento.

L’anno scorso i piloti, con strategie quasi sempre ad un sola sosta, si lamentavano di dover gestire troppo il passo gara, dato che ricevevano continui warning dagli ingegneri di risparmiare le gomme per non effettuare un secondo stop. A fine anno abbiamo preso tutte queste informazioni e abbiamo creato un prodotto più consistente, ovviamente spaziando le mescole in maniera corretta e non troppo vicine tra loro come l’anno scorso. Abbiamo cercato di eliminare il bllistering e l’overheating, o perlomeno ridurlo in modo che i piloti possano spingere di più. L’unico obiettivo che forse, ad oggi, è l’unico a non essere stato raggiunto è il “working range” (finestra di utilizzo del pneumatico), che avremmo voluto più ampio. Ed è proprio su quest’ultimo che ci stiamo focalizzando, anche perchè è quello che ci stanno chiedendo i team, anche con critiche costruttive. Una volta ricevuti tutti i feedback, condivisi da tutte le squadre, noi produciamo la gomma; e la facciamo uguale per tutti e non solo per qualche team, come veniamo accusati…

Proprio per questo, abbiamo chiesto ed ottenuto di avere un certo numero di giornate di test durante l’anno: 25, con tutti i team disponibili, che per noi è un plus, visto che proviamo con Alfa Romeo, con Toro Rosso, con Ferrari e con Mercedes. Cerchiamo di andare in piste diverse, in situazioni climatiche differenti e alla fine le facciamo provare a tutti ad Abu Dhabi dopo la gara. I team scelgono quello che vogliono, fanno tutte le prove che vogliono, tutti nelle stesse condizioni e liberi di fare ciò che ritengono opportuno, ovviamente sulle macchine dell’anno prima. Quest’anno siamo andati a Barcellona, abbiamo fatto otto giornate di test, con bel tempo rispetto all’anno scorso e con macchine 2019. I team hanno avuto 87 gomme e hanno potuto provare tutto quello che volevano. Abbiamo cominciato la stagione a Melbourne, e non ci sono state lamentele, abbiamo fatto le prime gare e non ci sono state grosse lamentele. Poi è cominciato ad esserci uno stradominio della Mercedes e sono cominciate le lamentele, ma nessuno ci ha detto che non andavano bene. Su richiesta di Pirelli non è possibile cambiare le gomme, a meno di un problema di sicurezza, e su richiesta dei team è possibile ma il 70% deve essere d’accordo.”

Quanto costerebbe modificare gli pneumatici ora, a stagione inoltrata, soprattutto considerando che bisogna già pensare alla stagione successiva e al cambio regolamentare?

“Costerebbe sicuramente. Non possiamo dire che tornare alla gomma dell’anno scorso risolverebbe problemi. Primo, perché se la gomma dell’anno scorso l’abbiamo cambiata è perché c’era gente che non era contenta, e quindi in generale ci avevano dato dei target per farla modificare. Secondo, la macchina di quest’anno non è quella dell’anno scorso, carica i due assi in maniera diversa, quindi non è detto che le gomme dell’anno scorso vadano bene. Gomme 2019 che tra l’altro non vanno bene per chi ci ha chiesto di modificarle l’anno scorso, è un po’ come un gatto che si morde la coda. Da parte nostra mi sembra che abbiamo sempre dato massima disponibilità a fare quello che la Formula 1 ci chiedeva, anche al punto, nel 2011 e 2012, di arrivare con gomme ad alto degrado che ci hanno messo in qualche modo in difficoltà a spiegare al cliente finale che erano state disegnate apposta. Figuriamoci che c’era gente che andava dal gommista a dire non voglio le Pirelli perché durano poco, poi vai a spiegare che sono state disegnate così perché era una richiesta della Formula 1! Per cui noi ci siamo sempre messi in gioco per cercare di fare quello che la Formula 1 vuole, ma questo non vuol dire che ci dobbiamo prendere tutte le responsabilità di questa cosa. Le gomme ad alto degrado non funzionano, lo abbiamo visto l’anno scorso. Adesso pensiamo a cosa possiamo fare per avere una Formula 1 più divertente, con più spettacolo in pista e con più sorpassi.”

Un’ultima domanda… in vista della futura introduzione degli pneumatici da 18” si partirà dalla base degli pneumatici già sviluppati per le vetture GT, o si creerà un prodotto partendo da zero?

Tutte le esperienze che noi facciamo in ambito GT , e l’anno prossimo svilupperemo anche 18 pollici per Formula 2, fanno parte del nostro know-how e quindi è tutto parte di una conoscenza di tecnologia che l’azienda deve utilizzare. Però il livello di stress che tu metti su una gomma di Formula 1 non è paragonabile alla gomma GT, non è paragonabile a un Formula 2, e non è paragonabile ai prototipi. Le F1 sono molto più veloci, dato che i prototipi hanno girato qui in 1’40 senza chicane, oggi Hamilton ha fatto la pole in 1’28 con la chicane. Si capisce immediatamente a che livello di stress arrivi una gomma su una monoposto di Formula 1.”

Intervista realizzata da Vincenzo Buonpane e Stefano De Nicolò

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