Il 2019 dell' IndyCar prenderà il via il 10 marzo da St. Petersburg e in attesa che i motori si riaccendano e che i piloti si diano battaglia in pista, andiamo a fare il punto sulle novità che la nuova annata a stelle e strisce ci porterà, in attesa del primo test ufficiale che si terrà sul circuito di Austin il 12 e 13 febbraio e che sarà l'unico prima del via della stagione

Stagione che vedrà diverse novità sia a livello di team che di piloti, oltre a delle significative new entry nel calendario delle gare. Ma vediamole tutte nel dettaglio, a partire dalle nuove scuderie che prenderanno parte al prossimo campionato, come l’Harding Steinbrenner Racing, nato dalla fusione tra lo Steinbrenner Racing e l’Harding Racing, che avrà come piloti due rookie: il Campione 2018 dell’Indy Lights Patricio O’Ward  ed il suo principale rivale nella passata stagione Colton Herta, con entrambi già al debutto nell’ultimo appuntamento stagionale di Sonoma con un 9° ed un 20° posto come risultato finale; altra novità riguardante il neonato team dell’Indiana è sulla motorizzazione, che passerà dalla Honda alla Chevrolet.

Un’altra importante novità è rappresentata dalla partnership tra l’Ed Carpenter Racing e la Scuderia Corsa (team proveniente dall’IMSA), con quest’ultima che dopo l’ottimo esordio nella 500 Miglia di Indianapolis con Oriol Servia, prenderà parte a 13 dei 17 appuntamenti in calendario con la vettura numero 20 affidata ad Ed Jones. Per ciò che concerne le squadre che svolgeranno parzialmente la stagione non possiamo non menzionare il Meyer Shank Racing ed il Dragon Speed, con il primo che gareggerà con la vettura affidata a Jack Harvey in almeno sei gare della stagione, a cui se ne dovrebbero aggiungere altre quattro, mentre per il team con base in Florida e reduce dall’ultima 24 Ore di Le Mans, l’impegno riguarderà il season opener di St. Petersburg, Barber Motorsport Park, Road America, Mid Ohio e, naturalmente, la 500 Miglia di Indianapolis. Ma tra i team che non prenderanno parte full time al campionato, quello più atteso è sicuramente la McLaren, che darà a Fernando Alonso un’altra possibilità per conquistare la tanto ambita Triple Crown nell’edizione numero 103 dell’iconica gara sul catino dell’Indiana.

Per quanto riguarda gli altri team sono pochi ma significativi i cambi delle lineup: Felix Rosenqvist, già protagonista con la Mahindra nella stagione 4 di Formula E, sarà il compagno di squadra del pentacampione della categoria Scott Dixon, mentre un altro protagonista nel Vecchio Contintente (ma più per gesta extrasportive che per risultati in pista), Santino Ferrucci, affronterà la sua prima stagione in IndyCar affiancando Sebastien Bourdais nel Dale Coyne Racing.  Esordio anche per un altro ex Formula 1, Marcus Ericsson, che dopo cinque stagioni nel Circus sostituirà il convalescente Robert Wickens in seno al team Schmidt Peterson Motorsport. E proprio negli ultimi giorni dell’anno, lo sfortunato pilota canadese ha ragguagliato i suoi tanti followers sulle sue attuali condizioni di salute, che lo vedono impegnato nel lento ma progressivo recupero dal terribile incidente del 19 agosto sul triovale di Pocono. In due video postati sul suo profilo Instagram, Wickens si è mostrato impegnato in un allenamento volto ad allenare i muscoli del busto, dopo mesi passati a letto, e nei primi passi mossi grazie all’innovativa tecnologia Lokomat, un complesso e innovativo esoscheletro robotico.

Ritornando agli aspetti sportivi, anche il calendario delle gare presenta poche novità ma di assoluto rilievo, come la new entry di Austin e il rientro di Laguna Seca. La gara texana, che seguirà l’esordio stagionale in Florida, ospiterà quindi, dopo Formula 1 e la MotoGP, anche l’IndyCar grazie ad un accordo della durata di cinque anni, mentre la pista californiana torna ad essere protagonista dopo un’assenza di ben quindici anni. Chiudiamo con una news riguardante la Cosworth, che potrebbe diventare il terzo fornitore di motori facendo compagnia ad Honda e Chevrolet, come sottolineato dal responsabile del reparto motori della Casa inglese, Bruce Wood: “Abbiamo parlato con due-tre costruttori negli ultimi due anni. C’è sicuramente interesse, e non chiudiamo la porta alla possibilità di tramutarlo in realtà. La IndyCar non viene sfruttata al massimo dai costruttori, ed è un po’ sottovalutata. In IndyCar l’impegno è molto minore, perché le macchine sono di fabbricazione Dallara, e le regole sui motori sono semplici. Non ci sono team ufficiali. Un costruttore può competere in IndyCar spendendo poco e può vincere la 500 Miglia di Indianapolis, come ha provato a fare anche Alonso. Una vittoria a Indianapolis è un riconoscimento di grande prestigio. Serve solo un piccolo sforzo. Honda e Chevrolet rimarranno in IndyCar, e non dovranno fare investimenti per centinaia di milioni di dollari. Tuttavia dobbiamo trovare un marchio col quale collaborare”.

Vincenzo Buonpane

 

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