È stata una 24 Ore di Daytona ricca di suspense e colpi di scena: fra numerosi ritiri, incidenti e acquazzoni a trionfare è stata la Dallara-Cadillac del Wayne Taylor Racing di Alonso-Kobayashi-Taylor-Van der Zande. Vittoria in LMP2 per l’Oreca del DragonSpeed di Maldonado-Gonzales-Cullen-Saavedra, con quest’ultimo autore dell’incidente che ha decretato la fine delle ostilità. In GTLM a vincere è la BMW di Eng-Farfus-Herta-De Phillippi, mentre la Lamborghini centra il bis in GTD col team Grasser e Bortolotti-Breukers-Engelhart-Ineichen. Era da tanto che non si vedeva una Daytona così bagnata, tant’è vero che le ore di corsa effettiva sono state meno di quattordici.

Allo start le Mazda DPi hanno subito cercato di imporre il loro ritmo, ma gli avversari di Cadillac e Acura hanno reso dura la vita: infatti, dopo le varie tornate ai box e relativo avvicendamento dei piloti, il distacco era davvero minimo, con i leader che cambiavano in fretta.

Purtroppo i sogni per le Riley-Mazda sono svaniti durante la notte, quando la #77 del poleman Jarvis è stata costretta al ritiro per un incendio e alla #55 è ceduta la sospensione posteriore sinistra; per il team Joest nulla da fare anche quest’anno, ma sicuramente ci sarà l’occasione per rifarsi alle 12 Ore di Sebring.

A lottare per la vittoria sono rimaste le due Acura Penske e le due Cadillac, la #10 del Taylor Racing e la #31 dell’Action Express.

Dopo un duello aspro e senza respiro, l’Acura #6 ha dovuto alzare bandiera bianca per un problema alla pompa dell’olio, ripartendo con un distacco impossibile da colmare; a cedere sull’altro equipaggio Acura è stato Ricky Taylor, fermatosi ai box anzitempo per un malore, costringendo, a cinque ore dalla fine, gli altri piloti dell’equipaggio (Castroneves e Rossi) ad una disperata rimonta conclusasi col gradino più basso del podio.

La lotta, ristrettasi alle due Cadillac, ha animato le ultime ore di gara, con Alonso che ha fatto vedere tutta la sua classe, guidando divinamente sotto la pioggia e distaccando a più riprese gli avversari; puntualmente le Caution ricucivano il distacco accumulato e prontamente l’asturiano ai restart continuava a spingere.

Poco prima dell’ultima bandiera rossa Alonso è riuscito ad infilare Nasr, complice un lungo del brasiliano, riprendendosi la prima posizione e la vittoria.

Da sottolineare anche la buona prestazione, in crescendo per tutto il weekend, della Nissan del Core Autosport, culminata con il quarto posto assoluto.

In LMP2 il finale della gara ha un che di incredibile: a ereditare il comando della gara, dopo il ritiro dell’Oreca #81 del DragonSpeed per mancanza di carburante, è stata la gemella #18 di Saavedra-Cullen-Maldonado-Gomzales.

Saavedra ha sbattuto però violentemente contro le protezioni, causando l’ultima e decisiva interruzione; il colombiano è riuscito, nonostante la vettura malconcia, a raggiungere i box prendendo la bandiera a scacchi virtuale e la relativa vittoria.

Dove c’è stata battaglia vera è nella classe GTLM, con continui cambi al vertice grazie ad un BoP (Balance of Performance) particolarmente azzeccato.

A fare l’andatura le Porsche e le Ford GT, con l’unica Ferrari ad intromettersi nella lotta di vertice; più distaccate le Corvette e le BMW.

Dopo ventuno ore di gara, Makowiecki (su Porsche #911) ha centrato in pieno la Ford #66 di Hand, spianando la strada alla lotta a tre fra la Ford #67, la Ferrari del team Risi e la Porsche #912.

Ancora una volta il destino è stato beffardo col team dell’ovale blu, con la GT costretta ad una sosta proprio un giro prima della sospensione della gara, spalancando così la porta alla BMW #25 di Eng-Farfus-Herta-De Phillippi, dedicando la vittoria allo storico team principal Charly Lamm scomparso prematuramente giovedì scorso.

Più sfortunata l’altra BMW, che ha subito vari inconvenienti tecnici: nonostante tutto Zanardi è riuscito a dare spettacolo sia dentro che fuori la pista, considerando il  potenziale dimostrato nei suoi stint chissà se lo rivedremo in alte occasioni nell’IMSA o magari nel WEC.

Caotica anche la gara della divisione GTD: a dare una dimostrazione di forza la sempreverde Audi R8 del team Land, che non ha potuto concretizzare per via dell’uscita di pista di Morad, avvenuta nelle ultime fasi di gara, sempre a causa delle condizioni proibitive della pista.

A ereditare la vittoria la Lamborghini #11 del Grasser di Bortolotti-Breukers-Engelhart-Ineichen, autori di una gara non proprio limpida visto che hanno scontato un drive through e addirittura uno stop and go di 3’40”; la Huracan Evo ha dato però un’ampia dimostrazione di forza al suo debutto assoluto.

Per la casa di Sant’Agata l’obiettivo non semplice di essersi confermata per il secondo anno ai vertici della classe GT3.

Prossimo appuntamento per un’altra classica dell’endurance a stelle e strisce, la 12 Ore di Sebring.

Risultati

Michele Montesano 

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