Siamo già diretti verso l’E-Prix di Parigi, ma la seconda edizione della gara romana resterà alla storia per il maxi ingorgo al primo giro con ben undici vetture incolonnate e conseguente bandiera rossa durata cinquanta minuti. Oltre a uno sconsolato Alexander Sims con l’ombrello in mano, per ripararsi dalla pioggia, a lato della sua BMW ammutolitasi durante le qualifiche.




Indubbiamente lo spettacolo è stato notevole nella gara capitolina: ciò lo dimostra il settimo vincitore su sette gare, a dimostrazione di  un campionato mai così combattuto e incerto.
Ma, come da tradizione, è stato anche caotico: sono addirittura quattro le gare in cui è stata esposta la bandiera rossa dell’inizio della stagione.

La Formula E è questo: gare quasi senza esclusione di colpi con i piloti che sono chiamati ad osare in pista, oltre a dover gestire la batteria, vista l’abolizione del cambio vettura che avveniva fino alla scorsa stagione. A giovarne sono , senza dubbio, lo spettacolo e i tifosi ma, molte volte, la classifica resta sub-judice per diverse ore prima di essere ufficializzata proprio a causa di manovre oltre i limiti.

Ma andiamo con ordine e arriviamo alla bandiera rossa esposta durante le qualifiche di Roma: sulla BMW di Sims, dopo il volo sul dosso prima della discesa, si è accesa la spia rossa posta davanti l’abitacolo, con il pilota britannico che non ha potuto far altro che accostare la vettura a bordo pista.
Immediatamente i commissari hanno esposto la bandiera gialla per indicare la situazione di pericolo agli altri piloti che sopraggiungevano: proprio questa manovra ha fatto esporre di conseguenza la bandiera rossa con la sospensione momentanea della sessione.
In Formula E è la direzione gara a decidere come agire e quale bandiera deve essere esposta in una determinata situazione e non, come in Formula 1, a libero arbitrio dei commissari di gara; inoltre l’uso delle bandiere è molto più blando e ridotto all’osso, tant’è vero che la presenza dei detriti più piccoli non viene nemmeno segnalata con le apposite bandiere!

A rendere la Formula full-electric ancora più equilibrata e combattuta è il format delle qualifiche, quasi più simile ad una serie GT o addirittura Rally: con il sorteggio dei gruppi di qualifica, i piloti di alta classifica possono correre il irschio di scendere per primi in pista con il conseguente problema di dover guidare su una pista meno gommata e scivolosa.
Miglior interprete di questa situazione è il leader in classifica Jerome D’Ambrosio che a Roma, dopo una qualifica non facile, è riuscito a issarsi fino all’ottavo posto in gara e ai nostri microfoni ha espresso molta soddisfazione:
“Una buona gara partire indietro e finire in zona punti è importante: in questo campionato ciò che conta è cercare di prendere sempre più punti possibili in ciascun appuntamento. Con questo sistema di qualifica è sempre difficile ottenere un buon piazzamento in griglia: partendo nel primo gruppo, quando la pista è molto più lenta rispetto agli altri, ci si trova in una situazione in cui è difficile gestire la monoposto e il tempo è mediamente più lento di quasi un secondo a fine giro. Tutto ciò ci rende la vita più difficile se non impossibile: arrivare in Top-5 nella qualifica è un’utopia e, di conseguenza, lottare per il podio in gara irrealistico a meno di clamorosi colpi di scena.”

Colpo di scena che c’è stato quando, poco dopo lo start, si è visto un incolonnamento degno del grande raccordo anulare: per la prima volta della sua storia la Formula E ha visto il via su una pista ancora umida per la pioggia caduta pochi minuti prima e, dopo una partenza caotica, il contatto fra Paffett e Vergne alla chicane ha bloccato ben undici vetture.
Inevitabile la sospensione della gara per spostare le vetture e, soprattutto, mettere in sicurezza le barriere danneggiate dal contatto.
Ne hanno beneficiato sicuramente i piloti che, dopo quasi cinquanta minuti di stop, hanno ripreso le ostilità su un tracciato nuovamente asciutto.

Concludiamo con la manovra che ha sancito l’esito della gara: il sorpasso duro di Mitch Evans ai danni di Andre Lotterer che forse in Formula 1 sarebbe stato sanzionato o, perlomeno, oggetto di lunghi dibattiti post gara.

Può sembrare strano, ma forse per ritrovare l’essenza del vero Motorsport fra sportellate e duelli rudi, come quando c’erano i cavalieri del rischio, bisogna dare un’occhiata al futuro e, più nello specifico, alla formula meno tradizionale del panorama motoristico.

Michele Montesano

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