Chi è, dunque, il nuovo team principal della Ferrari? Mattia Binotto nasce a Losanna (Svizzera), da famiglia italiana, nel 1969: dopo il conseguimento della laurea in ingegneria meccanica, presso il Politecnico Federale di Losanna nel 1994, ottiene un master in ingegneria dell’automobile a Modena. Nel 1995 entra in Ferrari come ingegnere motorista per la squadra prove, ruolo che poi ricoprirà dal 1997 al 2003. Nel 2004 diventa ingegnere motorista per la squadra corse, nel 2007 assume il ruolo di capo ingegnere corse e montaggio. Nel 2009 diventa responsabile operativo del Reparto Motori e KERS; nel 2013 viene nominato vice direttore del Reparto Motori ed Elettronica, diventando poi, nel 2014, chief operating officer per l’unità propulsiva. Nel 2016 subentra a James Allison come chief technical officier (direttore tecnico), figura che coordina le varie unità tecniche, e da quest’anno sarà team principal della Ferrari, subentrando a Maurizio Arrivabene.

Come si può desumere dallo stringato curriculum del tecnico italo-svizzero qui riportato, il suo è stato un movimento ascendente tra le mura di Maranello, con incarichi di un certo peso nell’era Schumacher e ruoli chiave nello sviluppo di componenti critiche (nel 2009 per la prima volta si impiegava il sistema di recupero di energia cinetica, il KERS, sulle vetture di Formula 1, mentre nel 2014 è iniziata l’era turbo-ibrida come architettura propulsiva); Binotto ha avuto la capacità di muoversi da un’impostazione di base sicuramente legata ai motori verso ruoli nei quali si possono toccare con mano tutte le aree e componenti della vettura.

In tempi più recenti, Mattia Binotto è stato l’uomo su cui Sergio Marchionne aveva puntato per il rilancio tecnico della Ferrari e quell’impostazione “orizzontale” delle gerarchie in fabbrica: nel 2017 e nel 2018 la mano di Binotto si è sentita nel progetto e sviluppo delle monoposto, portando la scuderia di Maranello a mettere in discussione l’egemonia dell’AMG Mercedes nell’era turbo-ibrida, anche se (oggettivamente) l’obiettivo principale, il Mondiale, non è mai stato completamente alla portata della Rossa.

Il 2018 è stato un anno topico per la Ferrari, una stagione da cui imparare per il futuro e sulla quale si spera ci sia stata un’analisi di ciò che non ha funzionato correttamente, visto l’andamento: obiettivamente non sono ancora chiari i pesi specifici nella regressione Mondiale del progetto, dei piloti o della gestione della scuderia. Mattia Binotto è chiamato ad analizzare e dare una risposta a tutto questo, tra l’altro in tempi rapidi, perché la tifoseria ha fame e la concorrenza non sta a guardare. Sergio Marchionne dipingeva Mattia Binotto come “un ragazzo timido ma molto preciso”, aggiungendo che fosse “l’uomo giusto” per la Ferrari. Vedremo se sarà così: i tifosi lo sperano.

Luca Colombo

 

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