Giunge in serata un tweet quantomeno discutibile per forma e tempismo da parte di Rich Energy che annuncia la rottura del contratto con la Haas; la causa sarebbero gli scarsi risultati del team americano.

Non è certo un capolavoro di marketing e di savoir faire il roboante tweet con cui il brand britannico di energy drink ha annunciato la rottura della partnership con il team Haas, che da quest’anno aveva preso a bordo come title sponsor proprio il marchio Rich Energy.

La notizia giunge proprio alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna, in cui proprio Rich Energy si è visto revocare il diritto di utilizzare il proprio logo per plagio verso un altro ritenuto troppo simile. L’ingiunzione del tribunale prevedeva inoltre come sanzione accessoria la divulgazione dei termini del contratto tra la stessa azienda e il team Haas, già al centro di speculazioni e molte domande.

Inaccettabile voler competere con la Red Bull e poi finire dietro alle Williams in Austria‘, questa la motivazione che emerge dal tweet che ha posto fine alla collaborazione con il team americano, con parole che hanno il sapore di un autogol a livello di marketing grosso come una casa. Nella scarna comunicazione si fa inoltre riferimento alla politica e alla ‘Pc attitude’ (letteralmente dipendenza dai computer) che sarebbero negativi per l’attività del marchio, le cui intenzioni erano proprio quelle di un ingresso in Formula 1 a livello pluriennale per consolidare la presenza nel mondo del motorsport, che il CEO William Storey, eccentrico e barbuto amministratore delegato, aveva annunciato solo l’anno scorso, come piano strategico per l’azienda.

In realtà non sono poche le opacità e le zone d’ombra dietro l’attività di questa società che già aveva tentato di legare il proprio nome alla ex Force India nella scorsa stagione quando si trovava in difficoltà economiche, ed in seguito a McLaren prima e Williams poi.

Tra tanta attività si registrano però alcune partnership a livello minore e sponsorizzazioni varie, ma una situazione finanziaria poco chiara e una attività di comunicazione che, come abbiamo visto oggi, presenta ancora margini di miglioramento.

Stefano De Nicolo

 

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