Ovviamente la questione riguarda la sicurezza: infatti, come si può leggere nel comunicato, anche se le monoposto della massima serie automobilistica sono diventate sempre più sicure nel corso degli anni, soprattutto nell’ultimo ventennio, l’unica parte del corpo dei piloti che resta scoperta è la testa, protetta attualmente soltanto dal casco.

Da qui l’idea di ideare una copertura per l’abitacolo delle vetture di F1, promossa già lo scorso anno dopo una specifica richiesta proveniente dalla Grand Prix Drivers' Association. Già nel corso della stagione 2016, diversi team hanno avuto modo di provare diverse soluzioni, tra le quali spiccano non solo lo Shield testato da Sebastian Vettel nel corso dell’ultimo appuntamento del mondiale a Silverstone, ma anche l’Halo.

Quest’ultimo, in base ai test e quindi a delle verifiche riguardanti sia i contatti tra le vetture, sia gli impatti contro le protezioni o contro oggetti esterni, è stato ritenuto molto più adatto al suo scopo. Sempre stando a quanto diffuso dalla FIA, il sistema Halo sarebbe in grado di sopportare ben 15 volte la massa di un veicolo, ed anche di proteggere i piloti da eventuali detriti di dimensioni relativamente grandi.

I dubbi però rimangono, come nel caso dell’incidente avvenuto a Felipe Massa nel corso del weekend del GP d’Ungheria 2009, in cui il brasiliano fu colpito da una molla sul casco, che gli procurò una commozione celebrale e che con l’Halo non si sarebbe potuto evitare. A proposito delle critiche, però, la FIA ha tenuto a precisare che in base ai test condotti la visibilità del pilota rimarrebbe sostanzialmente inalterata e che anche le prove di estrazione, nonché di uscita rapida dall'abitacolo, hanno garantito risultati ottimali.

Ad oggi sono molti gli scettici sull’introduzione di un sistema di protezione della testa anche in Formula 1. Se da un lato infatti viene a mancare l’essenza di questa categoria, vettura scoperta per eccellenza, dall’altro determinati tipi di incidenti pericolosi in futuro potranno essere evitati. Il Circus continua a dividersi…

Carlo Luciani

 

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