Terminato il Gran Premio di Monaco è iniziato, come al solito rapido e frenetico, il lavoro di smontaggio di tutte le hospitality. Non in Mclaren però, dove un altro evento stava per iniziare: ad Indianapolis Fernando Alonso lanciava la sua sfida alla leggendaria 500 Miglia e noi di LiveGP l'abbiamo vissuta direttamente in mezzo alla stampa internazionale, registrando - purtroppo - l'ennesima delusione cocente per il pilota spagnolo. 

Un centinaio di persone. Bandiere a stelle e strisce, birra americana, hamburger e hot dog, cameriere vestite con divise da tavola calda anni ’50. Questa la situazione nell’hospitality della McLaren per la 500 miglia di Indianapolis. La struttura del team inglese ha sicuramente vissuto giorni migliori in termini di successi, ma rimane senza dubbio una delle migliori per efficienza, accoglienza dei giornalisti e spazi a disposizione degli ospiti. Nonchè la più grande di tutte, un vero mausoleo all’interno del paddock. Terminata la giornata di lavoro, parte della stampa internazionale, soprattutto inglese, si è ritrovata qui per seguire la classica americana dal catino di Indy che veniva trasmessa in diretta. C’era apprensione durante la giornata per la possibilità di pioggia. Ma la gara parte senza problemi, e siamo tutti a tifare Alonso naturalmente. E’ una bella festa, e seguire una gara così lunga dà la possibilità di godersi la serata scambiandosi opinioni e impressioni con i colleghi stranieri sulla doppietta della Ferrari e, soprattutto, sulla mitica Indy 500 che seguiamo sui maxischermi. Ce la farà Fernando? Questa la domanda che tutti ci facciamo, e con il passare dei giri la consapevolezza aumenta. Molti gli inglesi naturalmente, ma anche qualche spagnolo, ovviamente attentissimo all’evolversi della gara, tra i pochi presenti qui a Montecarlo. Sì perchè la stampa iberica si è trasferita in massa a Indianapolis questo weekend, e quindi di spagnoli nel Principato se ne sono visti davvero pochi. 

C’era molto ottimismo sulle possibilità di Fernando, e naturalmente gran tifo. Ad ogni sorpasso dello spagnolo è un boato seguito da un applauso, mentre l’incidente di Scott Dixon zittisce per qualche momento tutta la folla, per poi tirare un sospiro di sollievo quando si capisce che il pilota è illeso dopo un volo che ha dell’incredibile. La gara prosegue tra molte birre, pop corn e patatine, qualche coro improvvisato, brindisi e foto con le ragazze del CanalF1 latinoamerica e i loro tecnici. La festa è piacevole e rilassante, e giro dopo giro le quotazioni di Alonso aumentano, con lo spagnolo che infila tanti sorpassi e per lunghi tratti conduce la gara. Ma la delusione giunge improvvisa, di quelle che non ti aspetti e che gelano completamente una serata. Il ritiro dello spagnolo viene accolto da un’ondata di delusione che si manifesta con qualche pugno sul tavolo, alcuni commenti sopra le righe, e diverse imprecazioni rivolte alla Honda, il cui motore tradisce ancora una volta il campione asturiano. E’ il fuggi fuggi. La folla si disperde rapidamente, ma ormai mancano solo una ventina di giri e qualcuno rimane fino alla fine. Vince Takuma Sato, anche lui del team Andretti, anche lui motorizzato Honda. L’ennesima beffa in una serata che ha sancito ancora una volta che tra le doti di Fernando non vi è di certo…la fortuna.

Ce ne andiamo dunque con misto di delusione per la mancata festa che eravamo già pronti ad immortalare con lo smartphone e la consapevolezza di aver comunque vissuto un evento importante per il motorsport ed essere stato in grado di raccontarlo. Lo ammetto, è stata la mia prima 500 Miglia seguita per intero. La cornice mi ha fatto amare questa gara che da adesso in poi diventerà per me un appuntamento fisso del calendario motoristico di ogni anno. Torniamo quindi in sala stampa, fianco a fianco con un collega inglese che si limita ad un “unbelievable” quando gli chiedo cosa pensi della Honda. 

Tutti a casa, è ora di tornare e chiudere questa parentesi magica della Formula 1: in un contesto unico al mondo per storia, fascino e tradizione.

Da Montecarlo – Stefano De Nicolo’   

 

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