Sono passati esattamente vent'anni dal giorno in cui Alex Zanardi mise a segno uno dei sorpassi entrati di diritto nella storia delle corse, in una delle curve più difficili al mondo, in uno dei modi più improbabili che si potesse immaginare. Laguna Seca, anno 1996, ultimo giro. Il luogo? La mitica curva del Cavatappi, dove il malcapitato Bryan Herta fu costretto a cedere alla furia dell'arrembante pilota bolognese, il quale si fece largo andando oltre il limite della pista per andare a prendersi un'insperata vittoria.

 

Già, andare oltre i limiti. Un’attitudine che Alex Zanardi nel corso degli anni ha dimostrato di saper fare propria, di interpretare nel migliore dei modi, ma soprattutto in svariate maniere. Forse perchè quei limiti, il buon Alex, sembra proprio non conoscerli. E la dimostrazione arriva anche da quanto accaduto oggi a Rio de Janeiro, per un’altra impresa destinata a rimanere nella storia. Lo scenario è quello dei Giochi Paralimpici, con la finale a cronometro della specialità handbike. Una disciplina che aveva visto Alex trionfare già quattro anni fa a Londra, per un doppio oro che aveva fatto gridare al miracolo, vista l’esperienza relativamente breve maturata al cospetto di avversari particolarmente temibili. Ma oggi, alla soglia dei 50 anni, Zanardi da Castel Maggiore ci ha regalato un’altra memorabile storia di sport, di volontà, di vita. Con una cavalcata che l’ha portato a bissare il successo ottenuto in terra britannica, regalando così all’Italia un’altra medaglia d’oro che iscrive il bolognese di diritto nell’Olimpo dei Grandi.

Anche se grande, a dire la verità, Zanardi aveva già dimostrato di esserlo in svariate circostanze. Perchè la sua forza esula dalle sue imprese sportive, conquistate ed enfatizzate soprattutto all’indomani di quel giorno in cui il destino gli portò via entrambe le gambe. La grandezza di Zanardi sta nella potenza del messaggio che continua a trasmettere, valido per tutti e a qualsiasi latitudine: quello secondo cui non esiste dramma che possa essere capace di abbatterti, ma che dai momenti più difficili si possa trovare la forza di risalire la china e non porsi alcun limite. Mai. 

Lo abbiamo visto in svariati abiti, all’indomani di quel 15 Settembre 2001 e del suo incidente al Lausitzring. Dai panni di conduttore di programmi televisivi a quelli per lui più abituali di pilota da corsa, ma sempre con una costante: il sorriso, l’ottimismo, la determinazione e la forza di volontà. Lo si nota dal suo sguardo, capace di guardare avanti senza timore, alla continua ricerca del prossimo obiettivo. E, più o meno consapevolmente, in grado di essere un esempio per tanti. Grazie ancora, Alex.

Marco Privitera

 

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